• Rifiuti o risorse? Il ruolo della spazzatura nella politica locale

Rifiuti o risorse? Il ruolo della spazzatura nella politica locale

In America Latina i cartoneros recuperano carta, cartone e plastica per sopravvivere. Che insegnamento possiamo trarne?

di Cosima Malandrino*

Pochi giorni fa l’Unione Europea ha approvato quattro nuove direttive sul trattamento dei rifiuti. Applicando i principi dell’economia circolare, si da la priorità alla prevenzione della creazione di rifiuti e al riciclo. Solo una volta privilegiati questi processi ci si può concentrare sul recupero energetico tramite termovalorizzazione e infine sepoltura in discarica. Le direttive inoltre stabiliscono nuovi target per il recupero di rifiuti riciclati: si tratta del 55% nel 2025, 60% nel 2030 e 65% nel 2035.

Perchè in Europa si insiste tanto sull’implementazione di una gestione dei rifiuti che sia sostenibile e integrata? E quale è la situazione italiana? Per capire l’importanza politica e ambientale dei rifiuti ci concentreremo sul caso di Roma, da mesi (e anni) al centro delle polemiche.

Tralasciando le questioni tecniche, il problema fondamentale è uno solo, che si parli di Roma, Parigi, New York, Shanghai, New Delhi, Sao Paulo o Buenos Aires. Più siamo, più rifiuti produciamo. Anche se banale, questa constatazione è imprescindibile. Il Banco Mondiale ha infatti calcolato che nel 2025 la quantità di rifiuti prodotti per capita aumenterà di 9 miliardi di tonnellate rispetto al 2012. Considerando che la gestione dei rifiuti richiede in media una spesa che va dal 20 al 50% del bilancio municipale, lo smaltimento di rifiuti continuerà a rappresentare una importante sfida per le amministrazioni delle grandi metropoli mondiali. La città di Roma ci ha già mostrato cosa significa convivere con cumuli di rifiuti, centri di smistamento e trattamento di rifiuti maleodoranti, e discariche straripanti.

Il rifiuto, per definizione, è un qualcosa che nessuno rivendica. Il suo trattamento però lo trasforma in una risorsa dalla quale è possibile estrarre un profitto. In quanto risorsa, il rifiuto diventa necessariamente protagonista di un conflitto di appropriazione tra i vari soggetti che vogliono estrarne un profitto. Nelle città dei cosiddetti paesi in via di sviluppo gli attori che cercano di estrarre valore dai rifiuti sono molti. Sorgono spesso conflitti tra autorità pubbliche, imprese concessionarie e raccoglitori informali di rifiuti. Chiamati cartoneros, catadores, pepenadores in America Latina o zabbaleen in Egitto, questi raccoglitori di rifiuti recuperano la carta, il cartone e la plastica per sopravvivere. In Europa il servizio di raccolta è spesso centralizzato o delegato a aziende private, ma no per questo privo di conflitto. 

E’ per questo che gestire la raccolta e il trattamento dei rifiuti è una questione profondamente politica e non solo ambientale. Il caso di Roma è emblematico perché evidenzia la difficoltà di concepire politiche pubbliche efficaci per la gestione dei rifiuti. Inoltre, lo scandalo di Mafia Capitale mostra l’alto potenziale di rischio nell'intrecciarsi dell’interesse pubblico con quello privato.

Trovare una soluzione per il problema dei rifiuti di Roma in poche righe è impossibile. La ricetta da manuale per uno smaltimento sostenibile e per una città più pulita è in realtà molto semplice: più raccolta differenziata. Una percentuale maggiore di rifiuti riciclabili permetterà di alleviare il carico degli impianti Ama per il trattamento dell’indifferenziata. I dati di Ama per il 2017 parlano di un 44% di rifiuti riciclabili recuperati. La giunta Raggi punta al 70% per il 2021. Ad oggi, Roma produce 4000 tonnellate di rifiuti al giorno.

La mancanza di un piano strutturale e l’illegalità hanno condannato Roma a una gestione dei rifiuti disfunzionale. La giunta Raggi si sta impegnando in nuove modalità di raccolta porta a porta e sta investendo in due nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti organici. Priorità dovrebbe essere anche data all’educazione civile dei cittadini, senza i quali la raccolta differenziata non esiste. Inutile dire che riformare il sistema di Ama non è semplice e che quindi come ogni trasformazione richiede tempo e pazienza.

L’importante è cominciare a comprendere i rifiuti come elementi centrali per capire l’organizzazione politica delle nostre città. Intorno ad essi si sviluppano processi logistici complessi, infrastrutture, meccanismi di potere, e profitti che, come abbiamo visto nel caso di Roma, possono rivelare molte cose su come una città è governata aldilà della sua spazzatura.

 - CHI E' L'AUTRICE -

*Cosima Malandrino, 23 anni, si è laureata in Scienze Politiche a SciencesPo Paris. Dopo un anno di scambio alla University of Texas ad Austin si è iscritta al Master "Governing the Large Metropolis", incentrato sulle dinamiche socio-politiche dei grandi conglomerati urbani. Nello specifico, Cosima si interessa all'accessibilità dei servizi urbani e l'integrazione sociale nelle città, che ha approfondito conducendo una ricerca sul campo a Buenos Aires sul processo di formalizzazione dei raccoglitori di rifiuti informali.

 

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