Brexit, la notte che cambiò l'Europa

L'incubo perfetto, ma dal fondo può venire la rinascita europea

Stefano Polli ROMA

 L'incubo perfetto si è avverato.
    Ma dal fondo dove è caduta, l'Europa può e deve rinascere, ricostruire se stessa e realizzare un nuovo pezzo della sua storia.
    Certo, la lunga, drammatica, estenuante notte britannica ha lasciato macerie e disorientamento profondo. L' Europa appare davvero alla deriva in mare aperto, senza bussola e preda degli innumerevoli, madornali, errori compiuti in maniera seriale negli ultimi anni.

    Eppure, la storia dell' Europa ci insegna che proprio in questi momenti l'Ue da' il meglio di sé. Deve arrivare sull'orlo del burrone per poi poter ripartire.

    Questa volta, a dir la verità, nel burrone è scivolata per un bel tratto. L'abbandono di un Paese importante come la Gran Bretagna rimarrà una macchia indelebile nella sua storia, una nottata surreale e paradossale, dove il pessimismo della ragione alla fine l'ha spuntata su un velleitario e poco giustificato ottimismo della volontà. A dirla tutta, l'Europa di oggi dovrebbe vergognarsi per il punto dove è arrivata. Rifiutata puntualmente dai suoi cittadini ad ogni appuntamento elettorale, con la crescita esponenziale e progressiva dei movimenti anti-Europa e anti-Euro, xenofobi e populisti, ha insistito su una politica economica sbagliata che ha approfondito la crisi economica, ha costruito muri all'interno del suo territorio per proteggersi da nuove migrazioni globali che avrebbero bisogno invece di una gestione politica e lungimirante, magari con un po' di solidarietà e umanità.

    Si è girata dall'altra parte di fronte alle migliaia di migranti e rifugiati morti nel Mediterraneo, ha accettato accordi controversi con un Paese, come la Turchia, criticato per il suo basso livello di democrazia interna. Ha combattuto il terrorismo senza collegamenti efficaci tra i Paesi membri, ha condotto politiche nazionali nei confronti del marasma mediorientale e mediterraneo tra Siria, Iraq e Libia, invece di cercare una comune politica estera e di sicurezza.

    Ma soprattutto ha sistematicamente rinnegato i suoi valori fondanti, i principi alla base della sua costruzione, ha vivacchiato mentre intorno il mondo gira velocemente e guarda avanti nell'era della globalizzazione.

    Eppure, nonostante tutto questo, il giorno più lungo e più brutto della storia europea può trasformarsi nel punto di ripartenza. L'alternativa è l'effetto contagio, la crescita ulteriore di partiti anti-Bruxelles in altri Paesi dell'Unione, l'alternativa è la nascita dei nuovi neologismi come Frexit e Nexit.

    Sull'orlo del burrone, l'Europa ha poco tempo e poche possibilità. Servono idee e coraggio, capacità di visione e nuova leadership. Bisogna recuperare la memoria e gli ideali perduti. La volontà di stare insieme. Ne saranno capaci gli attuali leader europei? La storia recente rende legittimo avere qualche dubbio. Ma la campana britannica la scorsa notte ha suonato per tutti.

    La strada è inevitabilmente quella di un nucleo duro di Paesi europeisti che vada avanti sulla strada di una più forte integrazione, con una costruzione europea a più velocità e a geometria variabile.

    Ormai c'è poco posto per le politiche nazionali e gli egoismi di bottega. C'è bisogno di ritrovare l'anima e il percorso dell'Europa. I cittadini europei non odiano l'Europa ma non sopportano questa Europa. La Brexit può segnare l'inizio di una rinascita europea o, al contrario, la sua fine.

    La lezione inglese va metabolizzata velocemente. E' stato davvero l'ultimo avvertimento.
   

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