Arriva Luigi, "l'enfant prodige" blindato da Beppe

Un "predestinato", Luigi Di Maio da Pomigliano d'Arco, sin da quando, a soli 26 anni diviene vice presidente della Camera balzando, di fatto, ai vertici del M5S. E' lì che l'ascesa di Di Maio prende forma, arricchendosi di endorsement, polemiche, scontri durissimi con Matteo Renzi. E senza mai, tuttavia, intaccare una certezza: Di Maio, ormai da tempo, è l'uomo sul quale Beppe Grillo e Davide Casaleggio hanno puntato il tutto per tutto per provare la scalata al governo.

Nato a Avellino il 6 luglio 1986, Di Maio conquista la sua prima "vittoria politica" al liceo, diventando rappresentante d'istituto. All'università si iscrive prima ad ingegneria, poi alla facoltà di Giurisprudenza, senza però terminare gli studi. S'imbatte, invece, in una start-up per la gestione di siti web.

E' in quegli anni che Di Maio, figlio di un dirigente locale di Alleanza Nazionale, si avvicina al M5S. E, pur non essendo - anche per la giovane età - un "grillino" della prima ora, scala velocemente la piramide interna al M5S riuscendo ad ottenere, una volta eletto, la vice presidenza della Camera. E', sin da subito, il volto istituzionale del Movimento, meno avvezzo alla piazza e più portato al dialogo con partiti, rappresentanti di Stato stranieri, associazioni, aziende.

E' lui, sia ai tempi del governo Renzi sia nel giugno scorso, l'artefice del tentativo (sempre fallito) di accordo con il Pd sulla legge elettorale. E' lui a portare il M5S nelle stanze dei bottoni italiane e straniere. E' lui, in primo luogo, a farsi portavoce del programma pentastellato all'università di Harvard in Usa, a Boston, a Berlino, a Bruxelles, in Israele. Sostenuto sia da Grillo sia da Casaleggio padre, con la morte di Gianroberto Di Maio ottiene sin da subito la fiducia del figlio Davide. Una fiducia a prova di bomba, che resiste anche alla bufera scoppiata nel settembre 2016 attorno al Campidoglio.

Con la giunta di Virginia Raggi minata dalle prime defezioni e indagini emerge - con tanto di mail di prova - che Di Maio era a conoscenza delle indagini nei confronti di Paola Muraro ma non aveva informato il M5S. Su Di Maio parte un fitto fuoco amico, ma il frontman riesce a uscirne, scusandosi anche con gli iscritti in una serata a Nettuno che sarà ricordata come l'ultima del Direttorio.

E, da lì in poi, per l'esponente campano, la strada è in discesa, minata da alcune gaffe (famosa quella sul congiuntivo via Twitter) e segnata da posizioni divisive nel Movimento, come quelle sui migranti. Posizioni che acuiscono le divergenze tra i pragmatici di Di Maio e gli ortodossi di Roberto Fico. Fino alle primarie senza rivali: tanto scontate da rischiare di azzoppare il trionfo del vice presidente della Camera. Che, tuttavia, sarà candidato premier e capo politico del M5S, con tanto di "benedizione" di Grillo. Con buona pace dei dissidenti interni.
   

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