Nicolas Maduro

Il delfino senza carisma di Hugo Chavez

   E' il "presidente operaio", l'erede del "Comandante eterno": Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, è nato e cresciuto all'ombra di Hugo Chavez, il leader carismatico della "rivoluzione bolivariana" e alla fine ne ha ereditato il potere, ma non la popolarità, né la fortuna politica.
   Maduro (54 anni) è un ex autista di mezzi pubblici diventato leader sindacale, che Chavez scelse come suo collaboratore più di 20 anni fa, quando lo conobbe attraverso la moglie, Cilia Flores Maduro, una degli avvocati che ottennero la sua liberazione dopo il fallito golpe militare al quale Chavez prese parte nel 1992. Dopo due anni come Presidente del Parlamento venezuelano (2005-2006), diventò l'uomo chiave per i rapporti internazionali del governo chavista come ministro degli Esteri dal 2006 al 2013. Nel 2012, già minato dalla malattia, Chavez lo scelse prima come vicepresidente esecutivo e poi - nel suo ultimo accorato discorso televisivo - annunciò la sua decisione "ferma e piena, irrevocabile, assoluta e totale" di designarlo come suo erede politico.
   Dopo la morte del "Comandante eterno", però, le cose sono cominciate ad andare male per il suo delfino. Nelle elezioni presidenziali del 2013 riuscì a battere l'oppositore Henrique Capriles per poco più di 200 mila voti - molto meno del milione e mezzo di vantaggio ottenuto da Chavez contro lo stesso Capriles sei mesi prima - e nelle politiche del 2015 fu sonoramente sconfitto dall'opposizione, che conquistò una maggioranza di due terzi nell'Assemblea Nazionale.
   Da allora, la crisi politica a Caracas si è accelerata e la situazione economica si è degradata rapidamente. Dopo quattro anni di Pil in rosso, l'inflazione più alta del mondo e seri problemi di approvvigionamento di cibo e medicine, la popolarità di Maduro è in caduta libera da mesi.
   Il leader chavista, però, ha risposto alle insidie che lo accerchiano radicalizzando la sua posizione: prima ha manipolato le elezioni dei membri della Corte Suprema, poi li ha usati per neutralizzare il Parlamento e, malgrado l'onda crescente della protesta di piazza e il progressivo isolamento internazionale del suo regime, ha lanciato una riforma costituzionale il cui obiettivo è quello di smantellare qualsiasi istituzione che si possa opporre al suo potere.

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