Ginevra Hollander

Ombre inquietanti sulla sorte della giovane

Era nelle acque del lago di Garda, a 100 metri di profondità, la soluzione al giallo della scomparsa di Federica Giacomini, la 43enne nota nel mondo hard come 'Ginevra Hollander'. Il riconoscimento del cadavere della donna è avvenuto oggi all'istituto di medicina legale di Padova, quando gli anatomopatologi hanno aperto con tutte le cautele l'involucro di nylon trovato nella cassa di plastica ripescata ieri dai sommozzatori della polizia a Castelletto di Brenzone (Verona). Un particolare non ha lasciato più dubbi agli investigatori della 'mobile' di Vicenza: l'assenza della falange del quarto dito della mano destra, menomazione che Federica aveva fin da giovane.

Ma anche il volto, le cui sembianze permettevano ancora il riconoscimento della donna, come ha subito affermato il suo legale, Paolo Mele. "Al di là dell'accertamento di natura biologica e dell'approfondimento in ambito genetico - ha detto -, per la conoscenza che ho della persona, salvo non sia una sosia, per me è più che verosimile che sia Federica Giacomini". Più tardi conferme sono giunte anche dalla Questura di Vicenza. Il Questore Angelo Sanna ha voluto elogiare il lavoro di mesi condotto dai propri uomini: "nessuno credeva a una soluzione positiva di questo caso - ha detto - ma alla fine la perseveranza degli investigatori l'ha avuta vinta". Nonostante il cadavere sia rimasto per mesi in acqua, il volto presentava ancora ben conservati il naso, le labbra, i capelli lunghi e rossi. Ma dai resti della donna - che i medici avevano congelato per evitarne il deterioramento - sono arrivate altre risposte importanti, che potrebbero diventare altrettante prove contro Franco Mossoni, l'ex compagno di Federica, attualmente in ospedale psichiatrico giudiziario, da oggi indagato per omicidio. Prima la Tac eseguita sull'involucro di nylon ancora integro, poi l'autopsia, hanno evidenziato sul cadavere una serie di fratture craniche.

L'ipotesi è che Giacomini sia stata colpita violentemente al capo con un corpo contundente, ancora da individuare. Così come resta da capire perché Mossoni - se le accuse saranno provate - si sia 'sbarazzato' della fidanzata. "Federica stava con me, ma ormai è finita..." è l'unica frase che l'uomo ha detto agli investigatori in questi mesi. Il gip del Tribunale di Vicenza, Stefano Furlani, ha disposto un incidente probatorio con perizia psichiatrica, fissando l'udienza per l'8 luglio, per valutare lo stato psichico dell'uomo. Mossoni, 55 anni, già condannato alla fine degli anni '70 per omicidio, è rinchiuso dal febbraio scorso nell'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia dopo aver fatto irruzione nel nosocomio di Vicenza vestito da Rambo e con un'arma giocattolo. Se è stato Mossoni a gettare la 'bara' plastica nel Garda con i resti di Federica, lo ha fatto con l'aiuto inconsapevole di un barcaiolo di Castelletto di Brenzone. E' uno degli elementi accertati dalla Polizia. Nel paesino benacense sono numerose le persone che, viste le foto dell'ex compagno di 'Ginevra', hanno riconosciuto in Mossoni l'uomo che si era presentato a Brenzone come 'biologo' marino, e che un giorno fu visto gettare nel lago un involucro "molto voluminoso".

   

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