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Ior, Cipriani e Tulli devono risarcire 40 milioni euro

Ior, Cipriani e Tulli devono risarcire 40 milioni euro

Conferma condanna in appello per ex direttore generale e ex vice

CITTÀ DEL VATICANO, 21 gennaio 2022, 13:56

Redazione ANSA

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Un 'immagine d 'archivio di un processo presso la Santa Sede - RIPRODUZIONE RISERVATA

Un 'immagine d 'archivio di un processo presso la Santa Sede - RIPRODUZIONE RISERVATA
Un 'immagine d 'archivio di un processo presso la Santa Sede - RIPRODUZIONE RISERVATA

E' stata confermata in appello la condanna degli ex amministratori dello Ior Paolo Cipriani e Massimo Tulli. La Corte di Appello ha pienamente riconosciuto le ragioni dell'Istituto per le Opere di religione e ha condannato Cipriani e Tulli -rispettivamente ex direttore e vicedirettore generale della 'banca vaticana' - a risarcirgli circa 40 milioni di euro. Lo comunica lo Ior. 

E' stata depositata il 18 gennaio 2022 la sentenza con cui la Corte di Appello vaticana ha rigettato integralmente le istanze degli ex direttore generale e vice direttore dell'Istituto e, confermando integralmente la sentenza emanata in primo grado nei loro confronti, li ha condannati a risarcire allo Ior i danni da essi cagionati, che ha liquidato in euro 35.740.587 a titolo di danno emergente, nonché in euro 4.799.445 a titolo di lucro cessante (pertanto per un totale di euro 40.540.032, oltre svalutazione monetaria e interessi legali).

La Corte ha posto le spese di giudizio a carico degli appellanti, incluso quelle relative al primo grado. Il giudizio riguarda la 'mala gestio' con cui Paolo Cipriani e Massimo Tulli hanno disposto alcuni investimenti dell'Istituto tra il 2010 e il 2013, e che si sono rivelati sin da subito dannosi in quanto problematici e, in diversi casi, anche illegittimi e oggetto di procedimenti penali.

"Il giudizio fa seguito ad una profonda opera di rinnovamento e trasformazione dell'Istituto in attuazione delle importanti riforme del settore finanziario vaticano e della Santa Sede - sottolinea lo Ior -, grazie alle quali l'Istituto ha potuto identificare gli abusi commessi ai suoi danni e difendere il proprio patrimonio, che poi è patrimonio della Chiesa". È stato il primo nel suo genere all'interno dello Stato della Città del Vaticano, che è servito da apripista ad altri casi analoghi, tuttora in corso.

 

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