Cardinale Ouellet a Viganò, le tue affermazioni sono blasfeme

Lettera aperta del prefetto dei vescovi a ex nunzio Usa

"È falso presentare le misure prese" nei confronti dell'allora card. McCarrick "come 'sanzioni' decretate da Papa Benedetto XVI e annullate da Papa Francesco. Dopo il riesame degli archivi, constato che non vi sono documenti a questo riguardo firmati dall'uno o dall'altro Papa, né nota di udienza del mio predecessore", card. Giovanni Battista Re, "che desse mandato dell'obbligo dell'arcivescovo emerito McCarrick al silenzio e alla vita privata, con il rigore di pene canoniche". Così il prefetto dei vescovi, card. Marc Ouellet, rivolgendosi in uno scritto a monsignor Viganò.

In una lunga lettera aperta "sulle recenti accuse alla Santa Sede", il cardinale canadese Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, confuta radicalmente le accuse rivolte dall'ex nunzio negli Stati Uniti, mons. Carlo Maria Viganò, a papa Francesco di aver ignorato le informazioni da lui dategli nel giugno 2013 sugli abusi omosessuali dell'ex arcivescovo di Washington, card. Theodore McCarrick, e di aver di fatto annullato una precedente 'sanzione' di Benedetto XVI, chiedendo per questo le dimissioni del Pontefice.

"La tua attuale posizione mi appare incomprensibile - denuncia Ouellet - ed estremamente riprovevole, non solo a motivo della confusione che semina nel popolo di Dio, ma perché le tue accuse pubbliche ledono gravemente la fama dei Successori degli Apostoli". "Tu dici di aver informato Papa Francesco il 23 giugno 2013 sul caso McCarrick nell'udienza che ha concesso a te, come a tanti altri rappresentanti pontifici da lui allora incontrati per la prima volta in quel giorno - afferma il prefetto dei Vescovi -. Immagino l'enorme quantità di informazioni verbali e scritte che egli ha dovuto raccogliere in quell'occasione su molte persone e situazioni. Dubito fortemente che McCarrick l'abbia interessato al punto che tu vorresti far credere, dal momento che era un Arcivescovo emerito di 82 anni e da sette anni senza incarico. Inoltre le istruzioni scritte, preparate per te dalla Congregazione per i Vescovi all'inizio del tuo servizio nel 2011, non dicevano alcunché di McCarrick, salvo ciò che ti dissi a voce della sua situazione di Vescovo emerito che doveva obbedire a certe condizioni e restrizioni a causa delle voci attorno al suo comportamento nel passato". In sostanza, "l'ex-cardinale, andato in pensione nel maggio 2006, era stato fortemente esortato a non viaggiare e a non comparire in pubblico, al fine di non provocare altre dicerie a suo riguardo". Ma nessuna "sanzione" pontificia gli era stata notificata poiché "non si disponeva allora, a differenza di oggi, di prove sufficienti della sua presunta colpevolezza". Ouellet si chiede anche come sia stato possibile che Giovanni Paolo II abbia promosso McCarrick, fino a farlo diventare cardinale di Washington. "Io stesso ne sono assai stupito e riconosco dei difetti nel procedimento di selezione che è stato condotto nel suo caso", afferma. Ma "si deve comprendere che le decisioni prese dal Sommo Pontefice poggiano sulle informazioni di cui si dispone in quel preciso momento e che costituiscono l'oggetto di un giudizio prudenziale che non è infallibile". Dopo di che, la contestazione al 'dossier' di Viganò: "il fatto che vi possano essere in Vaticano persone che praticano e sostengono comportamenti contrari ai valori del Vangelo in materia di sessualità, non ci autorizza a generalizzare e a dichiarare indegno e complice questo o quello e persino lo stesso Santo Padre. Non occorre innanzitutto che i ministri della verità si guardino dalla calunnia e dalla diffamazione?". "Ti dico francamente - si rivolge Ouellet a Viganò - che accusare Papa Francesco di aver coperto con piena cognizione di causa questo presunto predatore sessuale e di essere quindi complice della corruzione che dilaga nella Chiesa, al punto di ritenerlo indegno di continuare la sua riforma come primo pastore della Chiesa, mi risulta incredibile ed inverosimile da tutti i punti di vista. Non arrivo a comprendere come tu abbia potuto lasciarti convincere di questa accusa mostruosa che non sta in piedi". Papa Francesco "non ha avuto alcunché a vedere con le promozioni di McCarrick a New York, Metuchen, Newark e Washington. Lo ha destituito dalla sua dignità di Cardinale quando si è resa evidente un'accusa credibile di abuso sui minori. Non ho mai sentito Papa Francesco fare allusione a questo sedicente gran consigliere del suo pontificato per le nomine in America". "Trovo tuttavia aberrante - aggiunge - che tu approfitti dello scandalo clamoroso degli abusi sessuali negli Stati Uniti per infliggere all'autorità morale del tuo Superiore, il Sommo Pontefice, un colpo inaudito e immeritato".

"Ho il privilegio di incontrare a lungo Papa Francesco ogni settimana, per trattare le nomine dei Vescovi e i problemi che investono il loro governo. So molto bene come egli tratti le persone e i problemi: con molta carità, misericordia, attenzione e serietà, come tu stesso hai sperimentato. Leggere come concludi il tuo ultimo messaggio, apparentemente molto spirituale, prendendoti gioco e gettando un dubbio sulla sua fede, mi è sembrato davvero troppo sarcastico, persino blasfemo! Ciò non può venire dallo Spirito di Dio". Così il card. Ouellet a mons. Viganò.

Nella sua lettera aperta all'ex nunzio a Washington che ha accusato papa Francesco e la Curia romana di omissioni sulle accuse di abusi omosessuali all'ex cardinale di Washington Theodore McCarrick, il prefetto della Congregazione per i Vescovi, card. Marc Ouellet, dice di voler aiutare Viganò "a ritrovare la comunione con colui che è il garante visibile della comunione della Chiesa Cattolica", e di capire "come delle amarezze e delle delusioni abbiano segnato la tua strada nel servizio alla Santa Sede, ma tu non puoi concludere così la tua vita sacerdotale, in una ribellione aperta e scandalosa, che infligge una ferita molto dolorosa alla Sposa di Cristo, che tu pretendi di servire meglio, aggravando la divisione e lo sconcerto nel popolo di Dio!". "Esci dalla tua clandestinità, pentiti della tua rivolta e torna a migliori sentimenti nei confronti del Santo Padre, invece di inasprire l'ostilità contro di lui", afferma.

"Se il Papa non fosse un uomo di preghiera - osserva Ouellet -, se fosse attaccato al denaro, se favorisse i ricchi a danno dei poveri, se non dimostrasse un'infaticabile energia per accogliere tutti i miseri e donare loro il generoso conforto della sua parola e dei suoi gesti, se non moltiplicasse tutti i mezzi possibili per annunciare e comunicare la gioia del Vangelo a tutti e a tutte nella Chiesa e al di là delle sue frontiere visibili, se non tendesse la mano alle famiglie, ai vecchi abbandonati, ai malati nell'anima e nel corpo e soprattutto ai giovani in cerca di felicità, si potrebbe forse preferirgli qualcun altro, secondo te, con atteggiamenti diplomatici o politici diversi, ma io che ho potuto conoscerlo bene, non posso mettere in questione la sua integrità personale, la sua consacrazione alla missione e soprattutto il carisma e la pace che lo abitano per la grazia di Dio e il potere del Risorto". "In risposta al tuo attacco ingiusto e ingiustificato nei fatti, caro Viganò, concludo dunque che l'accusa è una montatura politica priva di un reale fondamento che possa incriminare il Papa, e ribadisco che essa ferisce profondamente la comunione della Chiesa", conclude il prefetto dei Vescovi.
   

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