Martelli: 'Morte Falcone ritorta contro Riina'

'Guerra militare con Cosa nostra vinta, rimane lotta a mafiosità'

"Penso di aver tenuto fede a quella promessa che feci il giorno dell'assassinio di Falcone: in una dichiarazione ai media italiani e stranieri, ricordo la Cnn, dissi 'dimostreremo che assassinando Falcone Cosa nostra ha fatto il peggiore affare, e cosi è stato". Claudio Martelli, ministro della Giustizia ai tempi della cattura di Toto' Riina, commenta, in un colloquio con l'Ansa la morte del Boss.

Secondo l'ex Guardasigilli, "la guerra militare con la mafia è vinta", mentre rimane da condurre la lotta contro la "mafiosità" "In mezzo al lutto, alla tragedia di quel 23 maggio 1992 - prosegue Martelli - riuscimmo a mettere in campo iniziative di legge e sul piano dell'ordinamento giudiziario - come il 41 bis, la super procura, le norme antiracket, la confisca dei beni ai mafiosi - che in breve tempo diedero straordinari risultati, quelli di disarticolare l'esercito della mafia, e catturare il capo dei capi" il 15 gennaio 1993.

"Quell'assassinio, come quello successivo di Paolo Borsellino - insiste Martelli - gli si è rovesciato contro. Riina è stato il più efferato assassino italiano, con delitti tremendi compiuti da giovane, e con attentati e stragi condotti quando era il capo operativo della Mafia. E' stato catturato, e per 25 anni è rimasto in carcere con il 41 bis. Si può vantare di non essersi mai pentito, sicuramente non sarà perdonato".

C'è il rischio che con un nuovo capo, la Mafia riprenda la strategia stragista contro lo Stato? "Non credo - replica l'ex ministro della Giustizia - per un motivo semplice: alla mafia manca la forza militare dell'esercito mafioso: all' epoca aveva 5.000 'soldati', picciotti, killer professionali armati di Kalashnikov ed esplosivi. Questo potere di Cosa Nostra è stato annichilito. Dai mille morti di quell'epoca si è passati ai pochi casi di questi anni. Oggi ci sono organizzazioni criminali più potenti della mafia, come la 'ndrangheta e la camorra, per non parlare di altre organizzazioni criminali straniere".

"Questo non vuol dire - riflette Martelli - che sia scomparsa la 'mafiosità' fatta di episodi corruttivi o di estorsioni, ma non c'è un pericolo immediato sul piano militare. Quello che serve oggi è un impegno di più lunga lena; richiede mezzi investigativi, e anche mezzi sociali e culturali per redimere aree di vera arretratezza e arcaicità mentale e culturale".

   

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