• Papa visita Sinagoga: Ebrei, ora cementare fratellanza con cristiani

Papa visita Sinagoga: Ebrei, ora cementare fratellanza con cristiani

Gattegna a vigilia visita Papa, non sprechiamo opportunità

Ebrei e cristiani hanno di fronte "un'occasione storica" per trasformare l'amicizia e il dialogo avviati 50 anni fa con la dichiarazione 'Nostra Aetate' del Concilio Vaticano II in un "processo irreversibile di fratellanza". "Non dobbiamo sprecarla", ha esortato Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane (Ucei), in un'intervista all'ANSA alla vigilia della visita di Papa Francesco nel Tempio Maggiore di Roma. "Il nostro dovere, nel presente , è di mettere - ha spiegato - il massimo di impegno possibile perché la fase positiva di dialogo diventi un rapporto permanente tra fratelli". "Le opportunità non si affacciano in continuazione nella storia umana e il momento che stiamo vivendo in questi anni, dopo due millenni di ostilità, potrebbe essere irripetibile", ha aggiunto.
    Gattegna, prima come dirigente della Comunità ebraica romana e poi come presidente dell'Ucei, ha accolto in Sinagoga Giovanni Paolo II, nella storica visita del 1986 - quando Wojtyla fu il primo pontefice, dopo Pietro, e mettere piede in un luogo di culto ebraico - e poi Benedetto XVI, il 17 gennaio 2010. "Ho ancora nei miei occhi - ha raccontato - l'abbraccio tra l'allora rabbino capo Elio Toaff e Giovanni Paolo II. Sembrò di assistere al crollo di un muro di separazione millenario, alla fine di un'era e all'inizio di un'altra". "In effetti - ha detto Gattegna - fu così".
    Il "viaggio più lungo" di Wojtyla, come venne definito allora quel tragitto di poche centinaia di metri tra il Vaticano e la Sinagoga, "rilanciò e diede nuova linfa al messaggio del Concilio Vaticano II", ha spiegato il presidente dell'Ucei. "Vi era il rischio - ha osservato - che la Nostra Aetate rimanesse una bella dichiarazione di intenti sulla carta e non si concretizzasse. Invece, il dialogo tra ebrei e cristiani si è realizzato veramente e vi è una volontà comune di andare avanti".
    Durante la visita in Sinagoga di Benedetto XVI, Gattegna , come presidente Ucei, diede il benvenuto al Pontefice con un discorso ufficiale, insieme al rabbino capo Di Segni. "Ratzinger -ha ricordato l'esponente ebraico - pronunciò molte frasi significative e importanti sul piano teologico, ricordando le comuni radici religiose delle due fedi e le origini ebraiche del cristianesimo".
    "Ora siamo in attesa di ricevere Francesco, un papa che ha già lanciato, durante i suoi primi anni di pontificato, molti segnali di amicizia e vicinanza", ha rimarcato Gattegna, che anche domani rivolgerà un saluto al pontefice a nome dell'ebraismo italiano. Il presidente dell'Ucei ha citato ad esempio il discorso in cui Bergoglio ha esortato la Chiesa a "guardare con uno sguardo speciale il popolo ebraico, perché l'alleanza con Dio non è mai stata revocata... I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili". In un altro discorso, Francesco ha toccato il tema della "rinuncia alla conversione degli ebrei": la conversione che la Chiesa chiede agli idolatri "non è applicabile agli ebrei". "Di fatto - ha piegato Gattegna - è "una risposta alla richiesta ebraica di eliminare dalle preghiere cattoliche qualsiasi auspicio di conversione del popolo ebraico". Vi è in questa fase "un concorso di fattori positivi" e, ha concluso, "bisogna utilizzare in pieno questa situazione nuova di fratellanza, amicizia e solidarietà per consolidarla per sempre".
   

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