Il sogno di Londra diventato incubo

E dopo la Brexit gli italiani ci credono di meno

(di Alessandro Carlini).

La 'dark side' di Londra è la Grenfell Tower, annerita e diventata una trappola mortale per decine di persone. Tra loro soprattutto stranieri, come i due giovani architetti italiani, Marco Gottardi e Gloria Trevisan, che guardando dalle finestre del loro appartamento al 23esimo piano di quella torre in cattivo stato sognavano una vita e un carriera che il Paese d'origine sembrava aver negate. Le loro speranze sono finite in un rogo che segna simbolicamente anche una battuta d'arresto psicologica nella grande corsa alla capitale del Regno Unito, non più solo immagine d'indipendenza e di opportunità, ma anche ombra d'incubi terribili.

    Fra le centinaia di migliaia di italo-londinesi c'é chi sente che il gusto del 'London's Dream' è cambiato. E i segnali in questo senso si moltiplicano. C'è l'incertezza rappresentata dalla Brexit, in particolare per i diritti dei cittadini Ue residenti in Gran Bretagna, alla quale si è aggiunta la rinnovata minaccia del terrorismo coi recenti attacchi.   

Mentre l'economia comincia a mostrare evidenti segni di rallentamento che si ripercuotono sui salari, non più così tanto allettanti per chi lasciava l'Italia in cerca di una svolta, specialmente se rapportati al costo della vita. E poi quegli incidenti che si moltiplicano in un mondo in cui la competizione appare a volte feroce. Incidenti che si pagano talora con la vita, fra accoltellamenti, ciclisti travolti da un traffico frenetico, rischi vari. Normali, in fondo, in una metropoli. Molto meno normali, in una metropoli occidentale, nel caso dell'incendio killer che ha bruciato, fra i tanti, le speranze di Marco e Gloria: vittime forse anche degli effetti di una speculazione edilizia per certi versi selvaggia, che lucra sul risparmio e affitta a prezzi sempre più folli. Del resto, c'è chi proprio in questi giorni ha detto "addio" a Londra. "Me ne sono andata - racconta Valentina all'ANSA - e gli eventi di questi giorni mi hanno convinta di aver fatto la scelta giusta". Dopo cinque anni nella capitale britannica, e 20 in giro per il mondo, ha deciso che era tempo di tornare a Milano. "Amo questa città ma è troppo cara, gli inglesi sono arroganti e ottusi. Per sbarcare il lunario devo fare i salti mortali. Questa è una luogo per ricchi e rampanti e io non sono l'uno ne' l'altro", spiega. Il rammarico non manca, ma il prezzo è troppo alto per restare. Altri concordano, in una città in cui accanto alle chance di vita emergono enormi le ingiustizie e la fatica dei tanti rispetto ai lussi visibili accessibili a pochi.

Si contano ad esempio ben 20 mila case lasciate vuote dai loro proprietari, di solito holding che controllano interi caseggiati mentre la carenza di alloggi a tiro di tasche comuni si fa sentire. Anche per questa ragione gli affitti sono cresciuti a dismisura e coloro, stranieri e non, che trovano un lavoro normale, pagato tra 1500 e 2000 sterline al mese, devono spenderne spesso ben oltre la metà per avere un tetto e col resto tirare la cinghia. Per Philip Baglini, fondatore e direttore di LondonOne, radio della comunità italiana nella capitale britannica, la storia di Marco e Gloria rappresenta un po' "quella di tutti noi". "Ci sono delle responsabilità politiche in quello che è accaduto, una negligenza di fondo", sostiene convinto Baglini. Anche Massimo, arrivato a Londra per fare il broker, dalla torre in cui lavora (una di quelle scintillanti e super moderne del nuovo quartiere finanziario di Canary Wharf) sembra aver perso l'entusiasmo iniziale. Deluso dalla Brexit, dice, ma pure da un clima politico "inasprito": "Di sicuro - chiosa pessimista - gli anni d'oro della Londra aperta e globale che ci aveva attratti qui ce li siamo lasciati alle spalle".

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