L'eredità culturale, una sfida per l'Europa

Con il progetto europeo "Changes" per la conservazione mirata preventiva

La salvaguardia dell'eredità culturale, una sfida per l'Europa. E' questo lo scopo di "Changes", un progetto internazionale finalizzato alla tutela del patrimonio culturale europeo. I monumenti diventano parte di un ampio quadro di sviluppo economico e sociale. 

"Changes" è un progetto europeo sostenuto da JPI (Joint Programming Initiatives) Heritage Plus programme. Si punta sempre più ad evitare le grandi opere di restauro, virando su un piano di  conservazione programmata preventiva, di manutenzione e monitoraggio, con il coinvolgimento di artigiani e maestranze specifiche.

L'intervento avviene direttamente sul luogo, facendo della valorizzazione del patrimonio anche un elemento di sviluppo delle economie locali.  

Nella Villa Reale di Monza alla fine di maggio si è tenuto un meeting per presentare il progetto. Nella tavola rotonda alcuni esperti di management italiani e stranieri - tra gli altri i project leader di Politecnico di Milano, University of Leuven, Technische Universiteit Delft e Uppsala University -  hanno parlato di problemi e soluzioni relative alla gestione di grandi patrimoni culturali: Reggia di Caserta, Venaria, Villa Borghese, Palazzo Reale di Genova, Reggia di Versailles e Schoenbrunn, e anche la stessa Villa Reale di Monza.

Durante l'incontro c'è stata una visita sui luoghi del progetto "Distretti Culturali" del Politecnico di Milano: la Villa Reale di Monza, le chiese di Vimercate ed altre località, le terrazze del vino della Valtellina. Con i fondi della fondazione Cariplo e di altri soggetti (Regione, Comune, Camera di Commercio, Consorzi...), e il know how del Politecnico, sono stati restaurati edifici e strutture. Architetti, costruttori e maestranze hanno parlato della loro esperienza lavorativa nei "Distretti", che per molti ha significato adottare un metodo nuovo per affrontare correttamente architetture complesse dal valore monumentale.

ALTRI ESEMPI DALL'ESTERO

Il contributo olandese è il modello "Monumententenwacht" ("Custodi dei monumenti"), che si incentra sul monitoraggio dei monumenti e la segnalazione di danni e problemi, per opera di ispettori che conoscono le tecniche murarie e sanno intervenire praticamente sulle strutture. Il modello è nato nel 1973, avendo constatato il rapido decadimento di edifici restaurati dopo la guerra e poi trascurati. I vantaggi del monitoraggio e della conservazione preventiva, la tempestiva azione di controllo degli ispettori e la loro capacità di attuare piccoli interventi, come sostituire una tegola spezzata, impedendo lo sviluppo di danni gravi, hanno portato ad un mantenimento o innalzamento del livello dello stato di conservazione della maggior parte dei monumenti.

Senza bisogno di costose impalcature, gli ispettori si arrampicano sui tetti con funi, come scalatori, e raggiungono ogni angolo del monumento. I rapporti destinati ai proprietari sono semplici da leggere, e mirano al coinvolgimento degli stessi nel processo conservativo. La richiesta di manutenzione ha creato lavoro per restauratori e maestranze, la cui qualità viene automaticamente controllata. ‘Monumentenwacht’, fin dall’origine istituzione provinciale 'di utilità comune', è fonte di dati per gli organi governativi. Il modello è stato esportato precocemente in Belgio e in seguito in Europa.

Altro modello è quello economico della Svezia: nato al tempo della recessione degli anni '90, ha portato al restauro di un centinaio di monumenti della ragione di Halland e alla creazione di posti di lavoro nell’edilizia. La filosofia sottesa è quella di creare un'area attorno al monumento in cui politici e altri soggetti si incontrino, perseguendo interessi economici che vanno al di là del monumento stesso, che ciononostante ne trae giovamento.

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