REPORTAGE - Tra i feriti a Kathmandu

Al Bir anche due italiani sopravvissuti a slavina a Langtang

A tre giorni dal sisma, che ha devastato il centro storico di Kathmandu e diverse vallate circostanti, emerge in tutta la sua drammaticita' l'emergenza dei feriti e degli sfollati che soltanto oggi hanno cominciato a ricevere acqua e cibo.

    All'ospedale Bir, il piu' antico della capitale, sono accampati centinaia di feriti, molti dei quali sono stati ammassati nella hall di ingresso tra pacchi di medicinali e il bancone della reception. Un'ala del nosocomio e' infatti stata danneggiata dalle scosse ed e' inagibile. Tra questi c'e' anche l'italiana Iolanda Mattevi, 52 anni, un amante della montagna, sopravissuta alla frana che sabato ha ucciso i suoi compagni di trekking, i trentini Renzo Benedetti e Marco Pojer e tre dei loro portatori nepalesi. E' arrivata stamane con un elicottero dell'esercito nepalese che gestisce l'evacuazione dei turisti da Langtang, un centro a nord di Kathmandu confinante con il Tibet. Quando e' giunta all'ospedale era stremata a causa di fratture ad un braccio e ad un dito della mano ormai infettate dopo tre giorni passati all'addiaccio in attesa dei soccorsi. E' insieme all'amico Attilio Dantone, guida alpina, che si e' salvato grazie a una roccia che l'ha protetto dalla massa di detriti e neve venuta giu' dalla montagna. I quattro si trovavano a circa 3.500 metri di quota e stavano scendendo verso valle.

    "Non e' grave - ha detto all'ANSA il professor Prakesh Varma, direttore del nosocomio - ma deve rimanere sotto osservazione perche' l'infezione al braccio e' profonda e puo' estendersi all'osso fratturato".
    Nell'ospedale ci sono attualmente circa 500 feriti, tra cui due indiani e un cinese. In totale i decessi sono stati 180.
    "Oggi sono arrivati dei casi molto gravi - ha proseguito Varma - perche' i soccorsi stanno per arrivare ora nelle zone che erano ancora isolate" come quelle nei pressi di Pokhara, la seconda citta' del Nepal e punto di partenza per il trekking sull'Annapurna. La capacita' della struttura e' al limite e soprattutto per quanto riguarda le condizioni igieniche. Alcuni pazienti sono distesi sul pavimento, con le flebo al braccio e le garze macchiate di tintura di iodio. Qualcuno ogni tanto urla per il dolore, mentre i medici saltano da un paziente all'altro.

    Molti feriti sono stati sistemati sotto un tendone nell'Army Camp, un grande spiazzo di solito usato per le funzioni pubbliche e dove sono accampati centinaia di sfollati e senza tetto. Finalmente, oggi pomeriggio, e' iniziata la distribuzione di viveri con dei camion e di acqua con delle autobotti. Proprio davanti all'ospedale l'esercito stava montando delle nuove tende.
    Decine di migliaia di persone continuano a vivere per strada occupando ogni spazio libero sui marciapiedi e cortili. C'e' il rischio anche di malattie dato che non hanno servizi igienici e che nessuno raccoglie ancora la spazzatura. In larga parte della citta' manca ancora la corrente elettrica e cominciano a scarseggiare benzina e diesel, quest'ultimo necessario per i generatori. Tuttavia, nonostante l'emergenza, stamane sono comparsi taxi e riscio' a pedali, e qualche sporadico autobus.
    Si aggrava invece il caos all'aeroporto dove alcuni aerei carichi di aiuti non sono potuti atterrare a causa della congestione dello scalo. E' capitato a tre aerei militari di Singapore che sono stati dirottati in India in attesa che si liberi lo spazio aereo nei prossimi giorni.
    Intanto non si ha ancora un quadro preciso del numero di dispersi. Secondo l'esercito nepalese "molti corpi" sono ancora intrappolati sotto le macerie di edifici crollati in 19 diversi rioni della capitale dove "non sono ancora iniziate le operazioni di sgombero". Mancano invece ancora all'appello circa 100 dispersi nella regione dell'Everest dove continua l'evacuazione degli alpinisti che in questi giorni erano impegnati nella scalata al 'tetto del mondo' e che sono stati colpiti da valanghe e frane causate dalle scosse. Oggi circa 140 scalatori sono stati trasportati a Kathmandu, ma risultano dispersi ancora diversi stranieri. 

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