Lo spettro Brexit e la paure degli italiani

A Londra, fra gli expat e gli italo-inglesi stanchi d'incertezze

Se la Brexit ha monopolizzato il dibattito politico britannico degli ultimi tre anni, le future norme sull'immigrazione restano la principale preoccupazione tra gli expat italiani nel Regno Unito. Ma anche fra la generazione dei 'vecchi' italo-inglesi, sullo sfondo di elezioni svoltesi oltremanica in una giornata grigia e piovosa di dicembre.

Qualcuno di loro ha votato. Qualcuno non lo ha fatto o non lo può fare, perché non è suddito di Sua Maestà e non ha chiesto il passaporto, anche se magari sull'isola ci vive da decenni. Quasi tutti sembrano aspettare ora solo di voltare pagina, almeno rispetto alle incertezze di questi mesi. Che, in un modo o nell'altro, passi la nottata. Del resto, il voto di oggi è stato già di per sé qualcosa di molto simile a un secondo referendum sul divorzio da Bruxelles, nota Alessandro Belluzzo, presidente della Camera di Commercio italo-britannica e londinese d'adozione.

"Sono elezioni legate alla Brexit, non c'è stato spazio per altro - la sua analisi -. La priorità per il Paese è superare quest'incertezza, radicale, persino violenta. Noi eravamo contrari, ma se il popolo ha deciso così, dobbiamo accettarlo".

La speranza è che il prossimo premier possa risolvere l'attuale paralisi istituzionale, anche per rilanciare gli investimenti. "Gli imprenditori - insiste Belluzzo - hanno bisogno di certezze, di una cornice economico-sociale chiara entro cui operare. Dal voto per la Brexit abbiamo registrato una diminuzione d'interesse per questo Paese. Prima c'era più voglia di provarci, ora chi viene per investire o lavorare ha molti più dubbi e domande". Timori condivisi anche da chi del Regno ha fatto una seconda patria. "La Brexit fa paura, soprattutto a chi è arrivato qui nel secondo dopoguerra e sente il Regno Unito come fosse casa sua", spiega Gianna Vazzana, del patronato ACLI, dalla sede di Clerkenwell road, accanto alla chiesa cattolica italiana di San Pietro, nel cuore di quella che fu la mini Little Italy di Londra fin dall'arrivo dei primi rifugiati ai tempi di Giuseppe Mazzini e poi delle prime comunità di migranti. "Gente che magari non ha mai preso la doppia cittadinanza, e ora teme di doversene andare", aggiunge.

Ipotesi estrema, improbabile. Eppure evocata anche da Salvatore Calabrese, detto 'Il Maestro', celebre barman e oggi consulente del più antico albergo della capitale, il Brown's Hotel. "Ho vissuto qui per 40 anni, ma nonostante abbia una moglie inglese e figli con passaporto inglese, mi chiedo quale sarà il mio futuro", mormora. Oggi non ha votato, e comunque non avrebbe saputo chi scegliere. "Ho sempre detto che politica e religione non devono entrare nei miei bar, ma in questi giorni è stato impossibile. Non si è parlato che di politica. Sono state le elezioni più imprevedibili che io ricordi. Boris Johnson è un personaggio divisivo, piace ed è detestato alla stessa maniera". 

"Rispetto a due anni fa Jeremy Corbyn non ha potuto contare sull'effetto sorpresa, e forse ha pagato anche qualche incertezza sulla Brexit - si espone un po' di più Dimitri Scarlato, direttore d'orchestra e membro di 'The 3 million', un movimento nato per tutelare per i diritti dei cittadini europei nel Regno -. Ma almeno il leader laburista ha avuto il merito di parlare anche di altri temi, non solo di Brexit". Nel corso di una campagna elettorale che, secondo Scarlato, "ha confermato la trasformazione genetica della politica britannica, oggi molto più simile a quella del sud Europa. Un tempo ci prendevano in giro per Berlusconi, oggi non possono più impartirci lezioni".

La Brexit d'altronde ha "spaccato il Paese", ma ne ha pure evidenziato gravi lacune amministrative, accusa Alessandro Gallenzi, fondatore della casa editrice Alma. "Piccole aziende come la mia sono rimaste al buio, nonostante le nostre ripetute richieste di chiarimento - incalza - e, se potessi, chiederei al prossimo premier di smettere di dire tutte le bugie che ho sentito". O se non altro di moderare certi toni "aspri, di fortissima contrapposizione", fa eco Lazzaro Pietragnoli, consigliere del Labour nel municipio circoscrizionale di Camden.

Lui, in campagna elettorale, è stato coinvolto direttamente, secondo la tradizione britannica del porta a porta. Ma ne parla a bocce ferme come di "una campagna più negativa che positiva, in cui entrambi i leader si sono preoccupati soprattutto di spiegare perché non votare l'avversario". Non senza cedere a una nota di rimpianto per l'Italia: dove quanto meno, conclude Pietragnoli, "c'è maggiore capacità di mediazione".
   

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