Merkel e la difficile mediazione per arginare Trump

E' stata lei a riannodare i fili del dialogo (anche se minimo)

 Tra i leader europei è sempre stata considerata quella che ha meno legato con Donald Trump. E che la chimica tra i due non sia mai scattata non è un segreto. L'unico passo avanti fatto nel loro ultimo incontro a Washington è stata la stretta di mano: nel precedente confronto, il gelo era stato tale da far saltare perfino quella. Eppure nel difficile lavorio per evitare una rottura totale con gli Usa al G7 canadese Angela Merkel ha avuto un ruolo fondamentale. Spinta probabilmente anche dagli enormi interessi della Germania, la più esposta in caso di vera e propria guerra commerciale tra le due sponde dell'Atlantico. Chi ha seguito i lunghi negoziati che a La Malbaie si sono spinti fino a tarda notte con una coda di vertice improvvisata e sono poi proseguiti il giorno dopo, racconta come la cancelliera abbia lavorato con pazienza per trovare un terreno, anche minimo, di confronto con il tycoon. Lasciando al presidente francese Emmanuel Macron i botta e risposta via Twitter, il ruolo di trascinatore degli altri leader e anche, quando necessario, quello di 'duro'. "La fortuna dei leader europei quando hanno una posizione unitaria e devono trattare con altri paesi è che sono tanti, e possono giocare la trattativa su diversi piani. Per dirla all'americana, possono decidere chi fa il poliziotto buono e chi il cattivo", scherza una diplomatico che ha assistito ai colloqui.

E la novità rispetto al passato è proprio nel ruolo scelto dalla cancelliera in questa occasione. Il poliziotto buono. Che non è certo un segno di debolezza, al contrario. Il dossier dei dazi è importantissimo per la Germania, che si gioca una partita cruciale. Già duramente colpita dalle tariffe su acciaio e alluminio, Berlino riceverebbe un colpo letale se Trump andasse fino in fondo con la minaccia sulle automobili. La Germania da sola ogni anno ne esporta in Usa 500mila e ne produce negli Stati Uniti 800mila. Il calo potrebbe arrivare a 5 miliardi sul Pil. Di qui la scelta di occuparsi in prima persona della mediazione, superando l'irritazione per le continue capriole verbali di Trump. L'ultima, al solito improvvisa, la proposta di abolire tutti "i dazi, le barriere e i sussidi", da una parte e dall'altra. "Partiamo da qui per riprendere la discussione", ha risposto pazientemente Frau Merkel al tycoon. Riannodando il filo per arrivare ad un documento condiviso, seppure al ribasso e nonostante l'impossibilità di colmare tutte le distanze, che restano a partire proprio dai dazi. Ma una spaccatura plateale del G7 avrebbe rappresentato un punto di non ritorno. Almeno l'obiettivo minimo - e non era scontato viste le premesse - Angela l'ha portato a casa.

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