Regeni, a Cambridge bocche cucite

Ateneo off limits per i cronisti, in arrivo borsa di studio per Giulio

Se il silenzio é la misura del dolore, Cambridge continua a sfoggiare il lutto per Giulio Regeni. Un lutto compatto e impenetrabile alle domande del cronista, a due anni esatti da quando il ricercatore friulano partì da questo tempio della cultura britannica ed europea per andare incontro, in Egitto, a una morte atroce su cui gli inquirenti italiani stanno cercando di far luce passando al setaccio pure carte e computer della tutor Maha Abdelrahman: sottoposta in settimana, proprio qui, a interrogatorio e perquisizioni con l'assistenza della polizia d'oltre Manica. Nel campus in cui sorge l'Alison Richard building, sede al numero 7 di West Road del prestigioso Department for Politics and International Studies (o Polis) che Giulio frequentava, Abdelrahman risulta irreperibile, oggi come un anni fa. "Sono via dall'ufficio e non controllo la posta regolarmente", risponde con un messaggio automatico alla richiesta d'incontro dell'Ansa. Porte chiuse anche nelle stanze dei colleghi, alcuni dei quali con nome italiano, mentre il professor David Runciman, direttore del Polis e discendente della più bella aristocrazia intellettuale del Regno, apre la sua porta con un sorriso: salvo allargare le braccia al solo sentire la parola "giornalista" e trincerarsi dietro "una telefonata" urgente da fare. Tempo qualche minuto ed ecco apparire un addetto alla sicurezza, che con garbata fermezza invita l'intruso di turno a "lasciare l'edificio" e lo accompagna all'uscita conversando amabilmente con lui. S'incarica egli stesso di mormorare qualche parola buona sulla "orribile tragedia", per poi suggerire di rivolgersi all'ufficio stampa: unica e sola struttura "autorizzata" a commentare la vicenda ed, eventualmente, a fissare interviste.

    Finché l'ufficio stampa, dopo qualche tentativo a vuoto - il direttore delle comunicazioni, Paul Mylrea, fa sapere d'essere "fuori dal Paese" - non affida la sua risposta ad Angel Gurria, uno dei portavoce. Con esemplare gentilezza, Gurria si scusa in anticipo per i limitati spazi di manovra a sua disposizione su quella che definisce una questione "sensibile, delicata". Sulla perquisizione "in casa della dottoressa Abdelrahman" rinvia a una dichiarazione ufficiale scritta destinata ribadire l'impegno dell'università a collaborare alle indagini e l'assoluta fiducia sul comportamento del proprio corpo docente: 'assolto' dal sospetto d'aver potuto anche soltanto mancare di prevedere le conseguenze ipotetiche di quella maledetta missione di studio al Cairo. Quindi assicura che Cambridge ricorderà "sicuramente" il secondo anniversario della morte di Giulio Regeni "a livello di college e di campus", come accadde l'anno scorso con una fiaccolata. Mentre annuncia il progetto in dirittura d'arrivo per "una borsa di studio in sua memoria". D'incontrare l'ex tutor o altri prof dell'istituto però non se ne parla. "Ho paura che per ora non sia possibile", ripete invariabilmente a ogni richiesta, assicurando che non si vuole nascondere nulla ed evocando di fatto il riserbo dovuto sulle indagini in corso.


    Non resta che riaffacciarsi dunque dalle parti del Polis, alla ricerca almeno di una voce che possa ricordare Regeni con memorie di prima mano. O di una traccia del suo passaggio. Ma l'addetto alla sicurezza é sempre là, a sbarrare la strada a colpi di sorrisi. E l'unico manifesto visibile all'ingresso annuncia un seminario di due giorni, in calendario oggi e domani, sul tema del 'Predictive Processing', la capacità di elaborare previsioni. Chissà che a chi s'era incaricato di guidare Giulio non sia mancata proprio quella.   

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