Gerusalemme capitale, Trump infiamma il Medio Oriente

Ma l'ambasciata resta ancora 6 mesi a Tel Aviv.Ira dei musulmani

Gli Stati Uniti riconosceranno Gerusalemme capitale di Israele. Lì verrà trasferita l'ambasciata americana, anche se per almeno altri sei mesi resterà ancora a Tel Aviv. Donald Trump rompe gli indugi e annuncia la svolta in una fitta serie di telefonate, a partire da quelle ai diretti interessati: il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il leader dell'Autorità palestinese Abu Mazen. A niente sono valse le fortissime preoccupazioni espresse dagli alleati arabi ed europei che nelle ultime ore hanno sommerso la Casa Bianca di appelli alla prudenza, inviando al presidente americano un chiaro messaggio: non si può scherzare col fuoco, con la regione mediorientale pronta ad esplodere.

Sarebbe un errore fatale. In campo anche Papa Francesco, che ha parlato al telefono con Abu Mazen. Ma il dado sembra ormai tratto. Del resto lo strappo era una delle solenni promesse fatte dal tycoon durante la campagna elettorale. L'annuncio ufficiale era atteso già lo scorso fine settimana. Proprio le reazioni dei governi amici, messi al corrente del piano di Trump dagli ambasciatori Usa, l'hanno fatta slittare, spingendo l'amministrazione a rivedere per l'ennesima volta ogni minimo dettaglio. La posta in gioco è altissima, e il rischio concreto è quello di un vero e proprio terremoto in Medio Oriente e di un'ondata di violenze contro Israele e contro gli interessi americani. Senza escludere - avvertono gli 007 Usa - un'escalation del terrorismo internazionale. Nonostante ciò la svolta sarà ufficializzata domani, mercoledì 6 dicembre. L'ipotesi più probabile è quella di una dichiarazione di principio da parte del presidente Trump a cui pero' non dovrebbe seguire un immediato trasloco dell'ambasciata Usa. Ambasciata che come tutte le altre rappresentanze diplomatiche si trova da decenni a Tel Aviv, visto che ad oggi Gerusalemme non è riconosciuta come capitale d'Israele da parte della comunità internazionale. Con i palestinesi che rivendicano il settore Est della città come capitale del loro futuro Stato. Perché si passi dalle parole ai fatti, dunque, ci vorranno almeno sei mesi, questa la proroga che dovrebbe essere firmata da Trump. Ma l'effetto annuncio di Gerusalemme capitale potrebbe già provocare dei danni incalcolabili, con lo spettro di una nuova sanguinosissima intifada dietro l'angolo. Tutti i principali gruppi palestinesi hanno già dato il via libera alla protesta, annunciando 'tre giornate della collera' fino a venerdì. E il sistema di difesa israeliano si prepara per una "possibile rivolta violenta", con la polizia, lo Shin Bet e il comando centrale dell'esercito in stato di massima allerta. E il consolato americano a Gerusalemme ha gia' diramato un comunicato in cui invita il personale, lo staff, i loro familiari e in più in generale tutti i cittadini Usa ad evitare spostamenti non essenziali nei prossimi giorni in parti della città e in Cisgiordania in vista di possibili manifestazioni.

Dai Paesi arabi all'Europa è un coro di no a Trump. Il re di Giordania Abdallah e il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi hanno espresso direttamente al presidente americano tutta la loro contrarietà mettendolo in guardia dalle conseguenze pericolose in tutta la regione. Anche per l'Arabia Saudita cambiare i diritti dei palestinesi sullo status di Gerusalemme porterà ad un'esasperazione dei sentimenti dei musulmani in tutto il mondo. Mentre il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha avvertito la Casa Bianca che l'eventuale riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele rappresenta "una linea rossa per i musulmani" e potrebbe portare alla rottura delle relazioni diplomatiche della Turchia con lo Stato ebraico.

Le stesse preoccupazioni arrivano in queste ore dalle cancellerie europee. Da Parigi e Berlino si ribadisce in maniera compatta come l'unica strada da seguire per risolvere la questione mediorientale sia quella dei due Stati: "La questione dello status di Gerusalemme dovrà essere risolto nel quadro dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi", il monito del presidente francese Emmanuel Macron. Forti perplessità anche dalla Farnesina: "Non si può retrocedere dalla soluzione a due Stati. Guardiamo con grande preoccupazione tutti i fatti e tutte le decisioni che sembrano contraddire la strada che la comunità internazionale ha imboccato da tanto, troppo tempo senza vedere il traguardo", afferma il ministro degli Esteri Angelino Alfano.
   

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