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Andreas Lubitz, dal sogno alla depressione

Andreas Lubitz, dal sogno alla depressione

Su pagina web club aereo, "voleva realizzare desiderio di volare". Forse vittima della sindrome di Burnout

27 marzo 2015, 10:37

Redazione ANSA

ANSACheck

Andreas Lubitz (foto dal Web) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Andreas Lubitz (foto dal Web) - RIPRODUZIONE RISERVATA
Andreas Lubitz (foto dal Web) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Andreas Lubitz, il co-pilota impazzito ritenuto l'autore del disastro aereo del volo Barcellona-Dusseldorf della Germanwings, era insospettabile, almeno stando alle notizie circolate finora.

Dal paese d'origine di Lubitz, l'inviata ANSA Rosanna Pugliese ASCOLTA

IL PROFILO - Il sogno di diventare un pilota, le capacità di realizzarlo e diventare un esempio e tutte le qualità del "caro ragazzo di buona famiglia" che ricordano a Montabaur. Andreas Lubitz, 28 anni, il copilota responsabile di aver deliberatamente distrutto l'aereo Germanwings portandosi via altre 149 persone in volo, in Germania è da oggi invece un "Amok-pilot", neologismo forgiato sul solco di quei matti che impugnano le armi nelle scuole e fanno stragi. Il profilo limpido di questo giovane ineccepibile che ha origini in una cittadina di neppure 13mila anime che oggi fa i conti con il disastro aereo provocato da uno dei suoi 'figli', nasconde un dettaglio che potrebbe diventare la chiave dell'inchiesta: anni fa Lubitz era stato depresso, secondo le rivelazioni di una cara amica, aveva avuto una sorta di "burnout".

E aveva interrotto la formazione come pilota per molti mesi. Una cesura, nel percorso professionale, citata anche dall'ad di Lufthansa Carsten Spohr, in conferenza stampa. Il ceo della compagnia tedesca però non ha detto quali fossero i motivi.

Selfie Lubitz al Golden Gate fa giro del mondo FOTO 

Il copilota lasciato solo alla guida dell'Airbus A320 andato a schiantarsi come un missile su una montagna delle Alpi francesi aveva interrotto l'addestramento iniziato nel 2008 a Brema con la Lufthansa sei anni fa, per disturbi psicologici. E si era confidato con un'amica, che adesso fra le lacrime lascia parlare sua madre con la Frankfurter Allgemeine Zeitung, per rivelare questa brutta storia che, finita fra le pieghe di un curriculum brillante, ha provocato una strage.

In un paese attonito, che tenta la carta del turismo e punta tanto per crescere sul suo bel castello e su quelle case a graticcio in grado di conferire un'aura fiabesca a tante cittadine della provincia tedesca, il giovane Lubitz è ricordato da chi lo conosceva come un tipo "aperto, simpatico e molto ambizioso", come dicono di lui alla scuola di volo che frequentava. "Talvolta forse un po' troppo tranquillo", si spinge a commentare qualcuno del vicinato, riflettendo adesso sull'accaduto. Un tipo comunque normale, che nessuno avrebbe creduto capace di un gesto del genere. I vicini di casa sostengono di non aver mai notato qualcosa di strano, pur ammettendo di aver scambiato solo il classico saluto di inizio e fine giornata.

La casa bianca col tetto spiovente è invece oggi assediata dalla stampa di tutto il mondo, e blindata dalla polizia: in serata gli inquirenti della procura hanno portato via tre sacchi blu, uno scatolone, un pc. E alla fine un uomo avvolto in una coperta si è infilato in un mezzo della procura: potrebbe anche essere il padre, rientrato dalla Francia. Seicentotrenta ore di volo alle spalle, non era certo un pilota di lunga esperienza, ma Lubitz era fra i più brillanti della sua generazione: citato come esempio positivo dalla Federation aviation administration, della quale aveva conseguito un certificato di eccellenza nel 2013. Dopo la scuola della Lufthansa seguita a Brema, aveva iniziato a lavorare con la low cost della compagnia, prima come steward poi come pilota. Il sogno che aveva da ragazzo si era realizzato, al meglio. E il talento raccontato da tutti lascia ancor più sgomenti nella sua città. I familiari non sono nella casa perquisita oggi dalla Procura di Dusseldorf: si trovano a Marsiglia, dove erano volati fra i parenti delle vittime, senza poter immaginare di essere congiunti di chi, stando alle rivelazioni, avrebbe provocato il clamoroso incidente che ha trascinato nel lutto mezza Europa e le famiglie di tanti ragazzi. "Ha ucciso tutti quei ragazzi!", è il commento di qualcuno, che esprime il cordoglio di una città sprofondata in un sorta di mortificazione. C'è anche chi pensa alla mamma di Andreas: "Come potrà sopportare che il figlio abbia fatto una cosa così?".

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Storie pazzesche - il Trailer

In 'Storie pazzesche' (titolo originale 'Relatos salvajes') del regista Damian Szifron, fra i tanti episodi narrati il primo è quello dal titolo 'Pasternak', come il cognome del pilota che decide di togliersi la vita facendo cadere il suo aereo. Ma sceglie di portarsi con se', riunendole su un unico tragico e finale volo, tutte le persone che nella vita gli hanno fatto torti. Il prologo del film inizia con due passeggeri dell'aereo che scoprono di conoscere entrambi un uomo di nome Pasternak: la ragazza è la sua ex fidanzata mentre l'uomo è stato un critico che lo aveva stroncato ad un concorso musicale. Da lì tutte le altre persone a bordo scoprono di avere un trascorso, sempre negativo, con quest'uomo, che a un certo punto si rivela essere il pilota ai comandi dell'aereo. A un certo punto Pasternak si chiude nella cabina di pilotaggio, come avrebbe fatto Lubitz, e decide di lanciare l'aereo in picchiata mentre si diffonde il panico a bordo. Il pilota non risponde nemmeno al suo psicologo, uno dei passeggeri, che lo implora bussando alla porta della cabina. L'aereo finisce per schiantarsi sulla casa di riposo che ospita i genitori di Pasternak.

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