Solo l'8% degli edifici scolastici è adeguato sismicamente

La fotografia delle scuole italiane, in quanto a sicurezza, non è ancora affatto convincente e presenta molte ombre, afferma Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della scuola di Cittadinanzattiva, una delle associazioni - insieme a Legambiente e Fondo Vito Scafidi - che da anni si occupano di monitorare la sicurezza nelle scuole.

Le verifiche di vulnerabilità sismica sono obbligatorie per tutti i Comuni ma purtroppo l’OPCM del 2003 non prevede sanzioni - e questo è il primo limite – e non implica interventi. Inoltre le verifiche di vulnerabilità sono mediamente costose: si va da un minimo di 3 mila euro per una scuola piccola a 10-15 mila euro per edifici di medie dimensioni, e così via.

Quanti edifici scolastici hanno fatto queste verifiche obbligatorie di vulnerabilità sismica? C’è un non-dato allarmante. "Non si riesce ad avere cifre precise, e questo già la dice lunga - fa sapere la Bizzarri -. Sulla base delle informazioni in nostro possesso le verifiche sono state fatte solo in pochissimi casi. Dunque, i bambini e i ragazzi trascorrono ore in scuole di cui non si conosce la vulnerabilità sismica", vale a dire il comportamento delle strutture in caso di terremoto.

Un altro aspetto importante, anzi fondamentale, riguarda la microzonazione sismica, ossia le indagini geologiche per capire come è il terreno dove poggia un edificio, nella fattispecie una scuola. All’Aquila ad esempio queste indagini sono state fatte dopo il sisma del 2009; in altre zone no, anche in quelle interessate dai recenti terremoti o con lo sciame sismico in corso.

Cittadinanzattiva è tra le associazioni, insieme a Legambiente e Fondo Vito Scafidi, che fanno più pressione affinché dopo le verifiche di vulnerabilità sismica – che comunque sono un obbligo, scaduto nel 2013 – si proceda, laddove necessario, a lavori di miglioramento o adeguamento sismico, a seconda del rischio rilevato.

"Merito del governo Renzi - rileva Adriana Bizzarri - è quello di aver creato un Fondo Unico per l’edilizia e poi i fondi triennali. Ovviamente le Regioni hanno un ruolo cardine e per i progetti anche Comuni e Province". La priorità, prosegue, è quella di "prevedere fondi in compartecipazione tra Enti locali e Stato”. Inoltre un altro importante passo in avanti non abbastanza sottolineato, afferma Bizzarri, è "l'aver previsto, nell'ultimo decreto terremoto, che i prossimi interventi dovranno essere orientati all’adeguamento e non solo al miglioramento sismico" delle strutture. Ovviamente, visto che ci sono circa 13 mila edifici scolastici in zona sismica 1 e 2, ovvero quelle più a rischio, bisogna partire da lì con verifiche di vulnerabilità e poi adeguamenti. In alcuni casi è necessario adeguare, in altri servirà ricostruire ex novo, ovviamente avviando dei percorsi di partecipazione con la comunità locale. 

Una cosa da evidenziare, ci tiene a sottolineare Bizzarri, è che le spese di adeguamento sismico si possono ripagare facendo insieme anche quelle di efficientamento energetico, creando un circuito virtuoso che permetterà ai Comuni di ammortizzare le spese con il risparmio energetico degli anni successivi, cogliendo l’occasione di guardare davvero al futuro. Anche perché, se non vogliamo pensarci autonomamente, è l’Europa che ci chiede di adeguarci rendendo gli edifici energeticamente efficienti.

C'è poi anche la questione della cattiva gestione della sicurezza interna nelle scuole: ovviamente ci sono altri aspetti da sottolineare, come la prevenzione degli incendi, un obbligo che spetta ai dirigenti scolastici. Il termine per mettersi in regola è stato prorogato al 2017. "E' bene fare chiarezza - afferma l'esperta di Cittadinanzattiva -: ognuno si assuma le proprie responsabilità, in Italia c’è spesso una cattiva gestione della sicurezza interna, a partire dal numero di alunni per aula. Questo accade anche a Roma, e in generale soprattutto nella scuole superiori e negli edifici grandi. Avere classi affollate rende difficili le evacuazioni".

Viene quindi il discorso delle responsabilità nelle scuole: chi deve fare cosa. E' compito del Dirigente Scolastico evacuare l’edificio dopo una scossa di terremoto ma è anche un suo obbligo fare le prove di evacuazione due volte l’anno. In quante scuole in Italia - chiede con un certo dubbio Adriana Bizzarri - questo viene fatto?

E' poi il Sindaco a decretare se gli edifici pubblici e soprattutto le scuole (tutte, di ogni ordine e grado e anche le private) devono restare chiuse o aperte, ad esempio in caso di terremoto. Dopo un sisma Sindaco e Provincia devono inviare una equipe di tecnici per le verifiche di agibilità, che di norma sono controlli visivi per verificare se vi siano crepe, lesioni o modiche rispetto alla situazione precedente. Chi poi deve fare la manutenzione o la ristrutturazione o veri e propri interventi di adeguamento o miglioramento sismico sono i Comuni (per materne, primarie e secondarie inferiori) e le Province per le scuole superiori. Per le scuole private devono intervenire gli enti proprietari, sia per verifiche di agibilità sia per successivi interventi.

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