Arcelor Mittal, consapevolezza per obiettivo infortuni zero

L'azienda testimonial del Premio Imprese per la sicurezza organizzato da Confindustria e Inail

Due parole d'ordine 'condivisione' e 'consapevolezza' ed un obiettivo che è anche una bandiera , infortuni zero. Sono questi i tre elementi chiave su cui Arcelor Mittal Piombino, società italiana del colosso mondiale delll'acciaio, ha impostato la propria cultura della sicurezza sul lavoro. Un approccio che ha portato tra l'altro la società a vincere il premio “Premio Imprese per la Sicurezza” (PIS), patrocinato da Confindustria e Inail e con la collaborazione tecnica di APQI e Accredia nel 2012 per la categoria "imprese con più di 250 dipendenti".

Il Premio, si sottolinea in azienda, non ha rappresentato per ArcelorMittal Piombino un punto di arrivo, ma solo una tappa (sicuramente importante) nel suo percorso del “continuous improvement”; partendo proprio dai risultati della valutazione delle aree “da migliorare” . L'azienda ha così sviluppato un piano di miglioramento pluriennale, che _ spiegano _''ci vede ancora impegnati al massimo, a tutti i livelli della struttura aziendale, nel nostro cammino verso l’ambizioso obiettivo infortuni zero (lo slogan del Gruppo – non per niente - è “Journey To Zero”).

In pratica l'azienda ha lavorato per creare una cultura aziendale che si è formata con il tempo nella quale, una volta radicato un approccio corrretto al tema della sicurezza sono gli stessi componenti del team a ‘vigilare’ reciprocamente sugli altri. Si usa il verbo ‘vigilare’, spiegano ancora, perché uno degli strumenti principali utilizzati da ArcelorMittal Piombino nell’implementazione della sicurezza ‘interdipendente’ è rappresentata dalla “Vigilanza Condivisa” (“Shared Vigilance”): ogni dipendente ha la responsabilità morale di operare in condizioni di sicurezza per se stesso e per gli altri, intervenendo qualora notasse situazioni a rischio d’infortunio.

l concetto di Vigilanza Condivisa applicata in ArcelorMittal Piombino fa un passo ulteriore rispetto alle indicazioni della normativa italiana: chiede di ‘vigilare’ reciprocamente sui colleghi, assumendosi la responsabilità di far presente all’altro che non sta lavorando in sicurezza, ma anche ponendosi in un atteggiamento ‘disponibile’ a ricevere la segnalazione che si sta lavorando in una situazione di potenziale pericolo. L'obiettivo è quello di evitare uno scenario di legge 'calata dall'alto' che delinea la sicurezza come un corpo estraneo, caduto dall’alto, imposto dall’esterno, qualcosa a cui adattarsi, ma non qualcosa da cercare e da trovare dentro di sé, dentro la propria governance, dentro i propri processi, la propria cultura. Un altro strumento usato dalla società è il programma di formazione che l’azienda ha intrapreso quest’anno, denominato “Take Care Training”.

La novità non è rappresentata tanto dai contenuti della formazione, anche se abbastanza lontani dai requisiti previsti dall’Accordo Stato Regioni del dicembre 2011 (Cultura e Leadership della Sicurezza, Comportamento Sicuro,.. Rispetto delle Regole), quanto dalla figura scelta come docenza: sono infatti gli stessi operatori a formare i propri colleghi, ‘adattando’ i contenuti specifici di formazione allo specifico ‘workplace’.

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