Spread, pochi rischi nel 2018 ma poi serve attenzione

Impatto graduale rialzo tassi, ma alla lunga può costare caro

Una manovra che cercherà di spuntare più margini possibile dai vincoli europei, ma che deve prestare ancora più attenzione agli investitori. Perché l'impatto dei rendimenti in rialzo, se è ridotto nell'immediato, potrebbe porre rischi concreti più in là.

Più che allo spread, stabile a 250 punti base, o al rendimento del Btp decennale volato da circa l'1,8% di aprile al 2,8% di queste settimane, occorre guardare al rendimento medio che il Tesoro deve pagare a chi compra il debito italiano: al netto dei rendimenti saliti da maggio in poi, la spesa per interessi in percentuale del Pil continuerà a scendere nel 2018 rispetto al 2017, grazie al fatto che il costo medio delle nuove emissioni di bond risulta comunque molto inferiore a quello medio dello stock di debito italiano che è sul mercato.

Nel 2017, ad esempio, è stato di appena lo 0,85% (contro un costo medio complessivo di tutto il debito in essere di 2,87%), e per quest'anno Unicredit stima uno 0,78%. Come spiega Lorenzo Codogno, economista di LC Macro a Londra ed ex dirigente del Tesoro, "l'impatto del forte rialzo dello spread Btp-Bund visto da marzo sarà molto graduale nel tempo" grazie alle politiche del Tesoro che hanno allungato la vita media del debito a circa sette anni.

Unicredit giudica l'Italia "molto ben posizionata". E' vero che le banche stanno dando una mano, con ben 17 miliardi di acquisti di Btp a giugno (dati Bankitalia) e che il Tesoro ha appena effettuato un buyback da quasi un miliardo. Ma Via XX settembre ha già completato quasi il 60% del suo programma di emissioni a medio-lungo termine per quest'anno, e anche se lo spread restasse sopra quota 250, per il resto di quest'anno e il prossimo il costo del 'funding' sarebbe appena sopra l'1%.

Ciò non vuol dire che il governo ha ampi margini di manovra, però. "Se la fiducia degli investitori dovesse venir meno e lo spread allargarsi in misura sostanziale, il costo di finanziamento del debito salirebbe molto di più nel 2019, e le dinamiche di lungo termine diverrebbero problematiche".

L'Ufficio parlamentare di bilancio, simulando un aumento generalizzato e permanente dei rendimenti di un punto percentuale, prevede un incremento di spesa di circa 1,8 miliardi nel primo anno, di 4,5 miliardi nel secondo e 6,6 miliardi nel terzo: rispettivamente 0,1, 0,3 e 0,4 punti di Pil di fabbisogno in più, un bastone fra le ruote per chi cerca margini di bilancio. "Il rischio di una profezia che si auto-avvera, in cui il costo del debito va in ascesa creando problemi di sostenibilità, scatenando così una reazione del mercato, non deve essere sottovalutato", avverte Codogno.

Se il governo dovesse abbandonare gli obiettivi di riduzione del debito pur rimanendo sotto il 3% di deficit, "resterebbe vulnerabile a qualsiasi improvviso cambio d'umore sui mercati o a difficoltà dell'economia" e i mercati "non la prenderebbero bene": ecco perché i riflettori saranno accesi come non mai sui mesi autunnali, fra uscita graduale della Bce dal suo quantitative easing, nuove emissioni di titoli e una manovra attesissima che rappresenta "il momento della verità".

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