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Donne e lavoro: dalla scrittrice Maraini all'economista Patriarca, una lettura dei dati Istat

Donne e lavoro: dalla scrittrice Maraini all'economista Patriarca, una lettura dei dati Istat

01 agosto 2017, 13:39

Redazione ANSA

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Una foto che ritrae le operaie di un 'azienda al lavoro esposta al Vittoriano, a Roma, 9 dicembre 2011. ANSA/UFFICIO STAMPA VITTORIANO - RIPRODUZIONE RISERVATA

Una foto che ritrae le operaie di un 'azienda al lavoro esposta al Vittoriano, a Roma, 9 dicembre  2011. ANSA/UFFICIO STAMPA VITTORIANO - RIPRODUZIONE RISERVATA
Una foto che ritrae le operaie di un 'azienda al lavoro esposta al Vittoriano, a Roma, 9 dicembre 2011. ANSA/UFFICIO STAMPA VITTORIANO - RIPRODUZIONE RISERVATA

Occupazione femminile in aumento, al top dal '77 secondo i dati Istat di ieri, ecco cosa ne pensano scrittrici, studiosi ed economisti.

Dacia Maraini - scrittrice - Il record segnato dall'occupazione femminile rappresenta una "buona notizia" a cui occorre "dare spazio", anche se "le donne sono ancora pagate meno". Così la scrittrice Dacia Maraini commenta il dato dell'Istat, spiegando come l'Italia sia davanti a "un cambiamento culturale: c'è un nuovo rapporto tra donne e lavoro e oggi a fare figli sono proprio le donne che hanno un impiego", al contrario del luogo comune secondo il quale "la donna non lavora per dedicarsi alla famiglia".Resta però il fatto che sul versante femminile tanta strada deve essere ancora fatta: "le donne spesso sono le più istruite ma le meno valorizzate" e "sono le donne a svolgere lavori umili, pesanti. Basti pensare alle badanti, che in molti casi arrivano anche dall'estero".

Lidia Ravera - scrittrice e ora assessore alla cultura della regione Lazio - Il dato sulle donne a lavoro "rallegra, l'indipendenza economica è la chiave per contrastare il fenomeno della violenza domestica, del femminicidio", tuttavia un tasso di occupazione al "48,8% è ancora poco: per le donne il valore lavoro è fondamentale da generazione ma non vengono aiutate e sono costrette a scegliere tra maternità e carriera, tra gli affetti e la realizzazione di sé, un'alternativa diabolica". Il welfare è "insufficiente, gli asili nido sono un terno al lotto, non ci sono nidi sui posti di lavoro, i congedi dei padri sono insignificanti", spiega. E aggiunge: "andiamo poi a vedere quanto guadagnano. Le donne sono più povere, anche le lavoratici, e continuano ad avere sulle spalle il costo di produrre e crescere essere umani".

Stefano Patriarca - economista, team economico Palazzo Chigi - "E' il lavoro dipendente femminile che fa la differenza, nuove generazioni di donne che entrano nel mercato del lavoro" e non "c'è solo l'effetto della legge Fornero", che ha ritardato l'uscita delle lavoratici, ma "si tratta di un fenomeno più generale, anche culturale" che va sostenuto "proseguendo con le politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro".

Linda Sabatini - statistica sociale - Dai dati sulla maggiore occupazione femminile "il segnale positivo c'è, però ricordiamoci che partivamo da un livello molto basso e siamo ancora a un livello basso". "Nella crescita - spiega - c'è anche l'aumento della permanenza a lavoro delle ultracinquantenni in seguito all'inasprimento dei requisiti pensionistici". Inoltre "un'analisi più approfondita andrà fatta anche sulla qualità, spesso non elevata, dell'occupazione femminile in crescita".

Maurizio Del Conte - presidente dell'Agenzia nazionale per le politiche attive sul lavoro (Anpal) - Il massimo storico raggiunto dall'occupazione femminile è "significativo, ovviamente si va a recuperare dove c'è più margine", visto che l'Italia parte da un "handicap gravissimo". Probabilmente, dice Del Conte, stanno aiutando le politiche di "lavoro agile, introdotte con il Jobs act, oltre ai bonus mamma e asili nido. Tutto ciò sta creando - sottolinea - un ambiente più favorevole alle donne".  Per Del Conte bisogna "andare avanti con le politiche di lavoro agile e concilazione di vita e lavoro", il cosiddetto smartworking

De Masi - sociologo - L'occupazione in Italia è ancora molto al di sotto di quella tedesca: il nostro tasso si ferma al 57% contro circa il 70% dei tedeschi. Tanto che noi siamo a ridosso dei livelli del 2001, quindi di prima della legge Biagi, del taglio del cuneo, dell'intervento sull'articolo 18. In realtà l'unica soluzione possibile sta nel taglio dell'orario di lavoro, per far entrare più persone nel mercato"

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