Mediaset, ipotesi causa penale a Vivendi

In 2016 perdita di 27,8 milioni rispetto a primo semestre 2015

"Sappiamo perfettamente che il mondo degli affari ha le sue dure regole, che la legge del mercato può essere spietata. Ma sempre di regole e di leggi si tratta. Tutt'altra cosa è il capitalismo cannibalesco" che "prospera grazie alla distruzione di ricchezza altrui, costruisce il proprio successo sull'altrui rovina. È come una metastasi che si nutre della parte sana del corpo".

In questi termini, la presidente di Mediaset, Marina Berlusconi, parla - in un duro intervento sul Corriere della Sera - dell'"incredibile voltafaccia di Vincent Bolloré e di Vivendi", "una vicenda - scrive - a tal punto grave, che risulta difficile se non impossibile ricordare precedenti analoghi". Ovviamente, afferma, "quando fa il suo mestiere, la finanza è un supporto prezioso", "è la finanza malata a seguire altre logiche, la finanza dei raider, abituati a scalare società per prosciugarne le casse, a lanciarsi in spericolate speculazioni dove il denaro è virtuale ma i guasti terribilmente reali".

"Da queste logiche - prosegue - la mia famiglia ha sempre voluto restare rigorosamente lontana. Noi siamo imprenditori. Ed essere imprenditori significa alcune cose ben precise": "rispettare le regole, attenersi alle norme. Ma significa anche non venir mai meno a quella che è, e se qualcuno trova il tutto retorico ce ne dovremo fare una ragione, l'etica di un sistema economico sano e del mercato".

Mediaset e Vivendi minacciano cause, ma si cerca intesa
Dieci giorni per evitare Tribunali, Biscione riconsolida Premium
Mediaset è pronta a cause anche penali sul mancato rispetto del contratto per la cessione di Premium, Vivendi non ci sta e dice di essere disposta a reagire nello stesso modo. Ma i prossimi saranno giorni per provare a trovare un'intesa, più a livello di azionisti che di aziende: una settimana, dieci giorni al massimo. Poi la parola passerà ai Tribunali perché la vicenda pesa anche sui conti economici, specie su quelli del Biscione che nel semestre accusa una perdita (27 milioni) per i costi del contratto per la cessione della pay tv, riconsolidata a bilancio.

Il Cda di Mediaset ha comunque ufficialmente respinto la nuova proposta dei francesi (che prevede anche di salire fino al 15% del capitale della capogruppo facendo perdere il controllo a Fininvest) e ha dato mandato agli amministratori di "adottare tutte le opportune azioni finalizzate a ottenere l'adempimento del contratto da parte di Vivendi e, in caso di inerzia di quest'ultima, di agire in sede civile ed eventualmente anche penale a tutela degli interessi della società". Poi fa emergere i conti di Premium, che sarebbero da quasi un anno migliori del budget: nel quarto trimestre 2015 il 'rosso' è stato 50 milioni contro una stima di 52, nel primo trimestre 2016 di 63 milioni contro i 65 previsti e nel secondo trimestre di 37 milioni rispetto a un budget di quasi 40. Tutto bene? Non proprio, perché si tratta comunque di 150 milioni di perdita in nove mesi, ma è un quadro ampiamente conosciuto da Vivendi al momento della sottoscrizione del contratto, che "è ancora valido e vincolante: faremo di tutto per renderlo operativo, non c'è un 'piano B', quando si firma si firma", ricorda il direttore finanziario di Mediaset, Marco Giordani. Così queste sono le ore dell'apparente muro contro muro, con Vivendi che "non accetta di essere accusata di non onorare i contratti" e "si riserva ogni azione per tutelare la sua onorabilità", compresa una causa per diffamazione.

In particolare i francesi spiegano che dall'analisi interna del business plan della pay tv sarebbe emersa una visione "troppo ottimistica" e di fatto irrealizzabile, cosa che sarebbe confermata da un report Deloitte citato dai francesi. Ma Bolloré fa sapere di volere sempre un accordo, solo che in Mediaset non capiscono le sue mosse: per avere uno sconto non era questa la strada migliore e si analizza quanto successo per capire se davvero sia in corso una scalata occulta o anche solo il tentativo di voler fare un'indebita pressione su Fininvest. Che comunque si può consolare con risultati incoraggianti della raccolta pubblicitaria del gruppo televisivo anche in Italia (+4,5% nel secondo trimestre) e, dopo molti esercizi, con il ritorno all'utile pur simbolico (200mila euro) di Mondadori, nel cui Cda entra il fondatore di Banzai, Paolo Ainio. Intanto nel campo della pay tv in Italia tornano a crescere gli abbonati Sky: a fine giugno erano 4 milioni e 742mila, con un incremento di 17mila sottoscrittori nell'anno. I ricavi sono saliti del 2% su base annua, toccando i 2.790 milioni, e del 13% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.

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