Dori Ghezzi, Fabrizio liberava le parole

In un libro brani e interventi, anche inediti, a 20 anni morte

 (ANSA) - ROMA, 16 NOV - A CURA DELLA FONDAZIONE FABRIZIO DE ANDRE' ONLUS, 'ANCHE LE PAROLE SONO NOMADI-I VINTI E I FUTURI VINCITORI CANTATI DA FABRIZIO DE ANDRE'' (CHIARELETTERE, PP 180, EURO 18,00). Le parole di Fabrizio De André, nei brani delle canzoni, negli appunti prima dei concerti o nelle registrazioni sbobinate per trovare i suoi aneddoti e pensieri. Il suo sguardo sul mondo sempre rivolto agli ultimi, agli emarginati, alla libertà, all'anarchia, lontano dalla ricerca del potere. Ce lo restituisce il nuovo percorso di rilettura di oltre 40 testi di canzoni, accompagnate dalle sue riflessioni e interventi, alcuni inediti, proposta nel libro 'Anche le parole sono nomadi - I vinti e futuri vincitori cantati da Fabrizio De André, che arriva in libreria per Chiarelettere, con l'introduzione di Dori Ghezzi e la postfazione di Erri De Luca.

E' il volume per il ventennale dalla morte di De André, che cade l'11 gennaio 2019, a cura della Fondazione Fabrizio De André Onlus, e sarà presentato al Teatro dal Verme di Milano, nell'ambito di Bookcity, il 17 novembre, con Bedy Moratti, David Riondino, Massimo Fini, Lorenzo Fazio, Dori Ghezzi e con la partecipazione musicale di The André. "Abbiamo cercato di ricostruire diversi temi, partendo dall'infanzia negata (L'Infanzia di Maria) fino al riscatto e quindi alla speranza. Anche dove c'è la morte, come in Marinella, Fabrizio la riscatta, in qualche modo. Passiamo attraverso tematiche come il conflitto che non è mai inteso come violenza, guerra ma sentito dall'interno. E poi la cecità che è quella di non capire o non voler comprendere le cose" dice all'ANSA Dori Ghezzi. "L'immagine di copertina è molto significativa. L'ho scelta io, sembra che Fabrizio stia liberando le parole. E' su una roccia in Sardegna e urla, ma non di rabbia, con un sorriso" spiega Dori Ghezzi che ha molto a cuore questo libro in cui "ci sono inediti e aneddoti interessanti, tra cui il divertente racconto di come è nato il personaggio di Fracchia".

Lei, che vorrebbe sempre restare dietro le quinte e invece si trova ogni volta sul palco, ricorda come il tipo di mondo che desiderava Fabrizio e non è riuscito a vedere si riassuma nella frase: 'poi ad un tratto l'amore scoppiò dappertutto'. Chissà se riusciremo ad arrivare un giorno a questo modo di dialogare e capirci". Per il ventennale dalla morte ci sono "una marea di progetti. Noi ne abbiamo uno con Fabio Fazio in Rai che slitterà, dobbiamo posticiparlo, ma sempre entro l'anno. Sono coinvolti artisti stranieri, che hanno già detto sì, e ci saranno diversi collegamenti come è stato per il decennale con Spoon River". Tra le cose "meravigliose, a cui io non partecipo per pudore e per non interrompere la magia, - spiega la Ghezzi - l'incontro che avviene ogni anno il pomeriggio dell'11 a piazza Duomo a Milano che si riempie di persone, dai nonni ai nipoti, alcuni con il proprio strumento, che per ore cantano le canzoni di Fabrizio. Mi hanno detto che accade anche a Roma, credo al Gianicolo o al Pincio. Per me è il tributo più bello, lo chiamano il canto anarchico".

Nel libro, sicuramente "altre canzoni si potevano inserire, però così c'è la misura giusta, una buona suddivisione fra il dialogo e la sequenza dei testi" dice la Ghezzi ma non pensa a un seguito: "Per ora no. Se camperò a lungo può essere o magari qualcuno lo farà senza di me, tanto Fabrizio ci sopravviverà". E dopo la fiction Rai 'Fabrizio De Andre'. Principe Libero' potrebbe esserci un film e il regista non è escluso che possa essere Wim Wenders. "Con la fiction alla fine abbiamo avuto un risultato abbastanza appagante, anche se è stato molto sofferto ed erano inevitabili certi compromessi. Nel film per le sale, se mai si farà, potrebbe entrare più in gioco il senso del lavoro di Fabrizio, come creava le canzoni e si esprimeva. Mi arrivano ancora dei messaggi da parte di Wim Wenders che è sempre molto aperto a fare qualcosa su Fabrizio del quale è un grande appassionato, commovente quasi. Abbiamo anche tanti grandi registi italiani. Vediamo, la porta è sempre aperta". (ANSA).
   

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