Carini racconta l'amore nel pop

Da Celentano a Coez, esce 'Ogni canzone mi parla di te'

 (ANSA) - MILANO, 18 OTT - STEFANIA CARINI, OGNI CANZONE MI PARLA DI TE (SPERLING & KUPFER, PP. 203, EURO 16,90) - Una linea rossa unisce la canzone italiana dalle origini a oggi: l'amore, descritto, celebrato, sbandierato con parole che, di anno in anno e di Sanremo in Sanremo, riflettono i cambiamenti sociali e culturali del Paese. Di questo e dell'esperienza personale ma universale dell'ascolto pop amoroso, parla Stefania Carini, giornalista, scrittrice e accademica della Cattolica di Milano, nel suo libro 'Ogni canzone mi parla di te', recentemente pubblicato da Sperling & Kupfer.

    "L'idea è nata due anni fa nella sala stampa di Sanremo - racconta all'ANSA Carini - Con alcuni colleghi ci chiedevamo se qualcuna delle nuove canzoni fosse in grado di entrare nel nostro vissuto. La musica è un vettore speciale: se per passione e per studi sono abituata a 'spaccare la macchina' di un film o di una serie tv, con una canzone posso raccontare come funziona sui sentimenti miei e degli altri e indagare l'immaginario".

Da '24 mila baci' di Adriano Celentano fino a 'La musica non c'è' di Coez passando per Mina, Tenco, Vanoni, Tozzi, Mia Martini, Dalla fino a Tiziano Ferro, Arisa e Marco Mengoni, si passano in rassegna modi differenti di cantare il sentimento, ma anche di descriverlo, studiarlo, riportarlo: ogni capitolo, infatti, mescola liriche e aneddoti con spezzoni di cronaca dall'anno di uscita delle canzoni, opinioni critiche, ricerche sociologiche, sempre con l'amore al centro.

Si creano così legami inusuali, ora illuminanti, ora esilaranti, tra Marco Masini e Giacomo Leopardi, Raffaella Carrà e trovacamporella.com, Tiziano Ferro e l'astrofisica, merito di una scrittura che dosa divertita autobiografia, ricerca storica e analisi del costume: "Volevo unire i miei mondi, giornalismo, università ma anche sceneggiatura, e l'argomento lo permette in modo particolare. Nick Hornby dice che la canzone sentimentale è un moto continuo di nostalgia e speranza, Barthes parlando di opera sostiene che è una messa in forma del discorso amoroso, parlare fra sé e sé come se ci fosse l'altro davanti. Questo movimento immaginario mi permette di andare avanti e indietro tra la me adulta e la me adolescente, uno spunto per il racconto". Non si tratta, quindi, solo di ricordi nostalgici legati a certi brani: "Ho notato che nelle canzoni d'amore resta ancora oggi una limpidezza di sentimento, una purezza: certo, quelle ascoltate da adolescente sono nel Dna, ma anche più tardi la musica può entrarti dentro, e forse 'Sere nere' è tra le mie preferite perché come 'Mille giorni di te e di me' permette di uscire dalla dimensione delle cuffie e cantare insieme, diventando parte di un piccolo momento".

Così, attraverso una selezione che dichiaratamente non si propone di elencare le 'migliori' canzoni, la prospettiva storica permette di valutare come è cambiata, se è cambiata, la società: "Prima raccontavamo l'amore di Albano e Romina, poi di Pippo e Katia, ora di Fedez e Ferragni, ma le modalità sono le stesse. Ugualmente, le notizie degli adolescenti disperati degli anni '60 e '70 dimostrano che si sente sempre il bisogno di inventarsi qualcosa per incontrare un partner, ben prima di Tinder".
   

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