'Attacco di panico', via dalla 'bestia'

Primo romanzo del neurologo Sorrentino tra cure, paura e amore

 (ANSA) - ROMA, 10 OTT - ROSARIO SORRENTINO, 'ATTACCO DI PANICO - A UN PASSO DALLA LIBERTA'' (MONDADORI, pp 156, euro 18). La 'bestia', spesso silente, è dentro ciascuno di noi, pronta a saltar fuori quando meno te lo aspetti e ad impadronirsi di cuore, cervello e muscoli: gli attacchi di panico imprigionano corpi e desideri e superarli è una vittoria della volontà, ma soprattutto di cure appropriate. A questa patologia, più diffusa di quanto si immagini, è dedicato il romanzo del neurologo e divulgatore Rosario Sorrentino, dove a parlare in prima persona è Laura, quarantenne con una professione, una vita sociale, un matrimonio finito alle spalle ma con amici e interessi, che racconta la sua caduta e la sua resurrezione dall'abisso di un recinto ideale dal quale è convinta di non poter uscire, un'area di pochi passi da dove è parcheggiata la sua auto che diventerà presto la sua casa-prigione.

"Attacco di panico - A un passo dalla libertà" è il primo romanzo di Sorrentino, ma è anche il primo romanzo dedicato da un medico alla "bestia", al "veleno" che può annidarsi dentro alla apparente normalità. La cifra narrativa del romanzo è scelta per parlare un linguaggio che non sia quello dei saggi tecnici, per non lasciare sola la letteratura scientifica nella battaglia contro gli attacchi di panico. Laura è un personaggio più immaginato che immaginario, è la sintesi dei tanti pazienti che il neurologo ha avuto in cura: i primi malesseri, la diagnosi di ansia da stress, fino a non poter allontanarsi che per pochi metri dall'ospedale nel quale ha comunque rifiutato le cure, ma vicino al quale parcheggia la sua auto-casa-prigione per essere comunque pronta, in caso di emergenza (ma in questo caso l'emergenza è totale e continua) a trovare un rifugio.

Laura scende tutti i gradini dell'angoscia, fino a vivere e comportarsi come una clochard suo malgrado, nella morsa di paure feroci che vanno dal timore di avere un infarto a quella di restare chiusa nel bagno del bar che è l'unico altro luogo che riesce a raggiungere perché fortunatamente compreso nel perimetro fisico che si è imposta. L'incontro con un ragazzo che ha avuto i suoi stessi problemi, e del quale si innamorerà fino a perderlo, e l'odio per un gruppo criminale che tenterà di approfittare della sua fragilità di "barbona" la spingeranno a reagire, a cominciare dalla faticosa vittoria sul suo rifiuto di assumere anche una sola goccia di farmaco. E, quasi senza che se ne accorga, la cura darà i suoi effetti infondendole forza e, soprattutto, vincendo quella "paura di aver paura" e la stessa vergogna della malattia, che Sorrentino indica come il primo ostacolo da superare.
    (ANSA).
   

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