Verlucca, una storia di carta

Da Olivetti a editoria, scia di successi

 CESARE VERLUCCA, UNA STORIA DI CARTA (HEVER EDIZIONI, PP. 278, EURO 20).
    Quel vecchio cartoncino dattiloscritto per un invito a una serata in villa a Pegli gli ha fatto rivivere emozioni ed entusiasmo degli anni lontani. In quei caratteri Cesare Verlucca, classe 1927, ha riconosciuto, nella 'o' non allineata alle altre lettere, il segno della sua vecchia Olivetti. Ed è stato come un tuffo al cuore. Ha trascorso vent'anni nella grande fabbrica, la "Ditta", come la chiamavano a quei tempi, assunto nel 1971 da Adriano, l'imprenditore illuminato, dopo un concorso vinto. E' solo uno dei tanti aneddoti della storia ricchissima di avventure professionali di un editore di successo.
    Nato a Pont Canavese, in provincia di Torino, per quarantacinque anni Cesare Verlucca è stato ed è tuttora alle prese con le varie case editrici in cui era ed è coinvolto.
    Dagli anni d'oro quando i volumi si stampavano e vendevano a migliaia, a quelli della crisi della carta stampata. Diviso fra Priuli & Verlucca fondata nel 1971 a Ivrea, ed Hever Edizioni, nata vent'anni dopo e guidata dalla figlia Helena, Cesare, novant'anni compiuti a giugno, ha riordinato i ricordi e li ha messi nero su bianco per dar vita a "Una storia di carta. Vita di un editore". Duecentosettantotto pagine per un'autobiografia che fissa con piglio brillante, ironia e venature nostalgiche i momenti salienti della sua intensa esistenza. Una vita di traguardi raggiunti, con passione e il desiderio di mettere in moto il cervello, far circolare idee, tracciare nuove vie. Nel racconto si mescolano ricordi e memorie olfattive, i profumi della minestra di castagne e riso e del fieno, l'odore della carta appena stampata.
    Ricordi indelebili della sua infanzia povera a Pratiglione Canavese, della giovinezza 'gaudente' nel borgo marinaro di Genova Pegli e poi Ivrea, la patria di Adriano Olivetti. Una vita trascorsa a divorare libri: ha studiato a memoria la Divina Commedia nel fienile della casa nel paese di mezza montagna in cui viveva ai tempi della guerra, un canto al giorno. Ma al ritorno della normalità il suo tempo è trascorso a organizzare incontri e feste, a fondare compagnie, aziende e società, a girare il mondo per vacanze-viaggio emozionali, nello stile dei suoi prodotti editoriali e per lavoro. Nel 2003, dopo tanto girovagare ha eletto "un'isola di un'isola della penisola" a meta privilegiata per le sue vacanze, Carloforte. La cittadina tabarchina del sud ovest Sardegna sembra sorridergli da ogni angolo con i caruggi e l'atmosfera marinara, come se fosse Liguria.
    "Una storia di carta" dedica ampi spazi agli affetti, alla sua famiglia d'origine, agli amici di sempre, alla bellissima moglie follemente amata e scomparsa nel 2000 lasciando un vuoto incolmabile, a Helena, amatissima figlia, ai nipoti e ai pronipoti. Il 26.6.27 per Cesare è solo "una data scritta su un foglio di carta e ha il valore che ciascuno vuole o può attribuirgli". "Farà sorridere - scrive - ma mi sento mentalmente disposto a fare le cose che facevo a vent'anni, se esse richiedono semplicemente un pò di lavoro e tanta fantasia.
    D'altronde non ho ancora deciso cosa farò da grande".
    Due gli insegnamenti che ha fatto propri: le parole di sua madre "Guarisce solo chi vuole guarire" e la massima gandhiana "Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre". Perle di saggezza infilate in quel filo rosso che continua a srotolarsi in un moto continuo.
   

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