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Nasim Marashi, avere trent'anni a Teheran

Nasim Marashi, avere trent'anni a Teheran

In tre giovani donne i sogni e i conflitti di una generazione

ROMA, 18 settembre 2017, 09:45

Luciana Borsatti

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

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NASIM MARASHI - L'AUTUNNO E' L'ULTIMA STAGIONE DELL'ANNO (PONTE 33, traduzione di Parisa Nazari, pp.
    205, euro 15). Tre ragazze vicine ai trent'anni a Teheran, ma soprattutto tre emblemi dei conflitti interiori che segnano la loro generazione nell'Iran di oggi: la voglia o la necessità di andare all'estero per costruirsi un futuro, contrapposte al forte senso di appartenenza al proprio Paese; e il saldo legame con la famiglia d'origine, un nucleo forte che la modernità non è ancora riuscito ad allentare, e che fa da protezione e gabbia al tempo stesso.
    Nasim Marashi, classe 1984 e giornalista a Teheran, racconta questo nella sua opera prima, 18 riedizioni in soli due anni: una generazione destinata a vivere i travagli della transizione, in un Iran urbano proiettato nel futuro ma ancorato a tuttora solide tradizioni sociali. Ecco dunque Leila, che non ha voluto seguire il pur amato marito proiettato invece verso gli studi ed il progetto di una carriera all'estero. Alla ferita mai rimarginata della separazione l'autrice dedica alcuni dei passaggi più intensi ("Avevo paura di aprire le finestre e far uscire il tuo respiro dalla casa"), eppure Leila non è affatto un angelo del focolare: è una giornalista appassionata, il cui giornale verrà però chiuso dalle autorità.
    Ancora, Leila vive l'annientamento della solitudine, ma è anche capace di tornare alla tradizione salvifica del cucinare per gli ospiti, ed è soprattutto protetta dalla stretta amicizia con due compagnie di università (tutte, come molte giovani donne iraniane hanno frequentato la facoltà di ingegneria), che non la mollano né si mollano un minuto.
    E che hanno anche loro battaglie da combattere. Roja vuole anche lei lasciare l'Iran per un dottorato in Francia, per il quale lavora duramente spinta soprattutto dal passato incitamento del padre, prematuramente scomparso, ad esigere il massimo da se stessa. Shabane invece vive il dramma opposto della tentazione di ripiegarsi su di sé per proteggere il fratello, ritardato mentale, vittima di un senso di colpa che la rende anaffettiva e soprattutto incapace di pensarsi donna, magari solo per sposare il collega che tenacemente la vuole. Le tre protagoniste incarnano una fase critica di transizione per i propri destini individuali, ma anche un'epoca di passaggio per un Iran dove i giovani sono spesso molto istruiti e le donne tutt'altro che sottomesse, al pari dei loro coetanei occidentali. Ma dove sia gli uni che le altre devono fare i conti con qualche problema supplementare - come quello di sperare nel visto di qualche ambasciata, niente affatto scontato, per realizzare i propri progetti.
    A Roja alla fine sarà detto di no, una barriera sarà eretta fra lei e l'Europa. E allora al lettore europeo potrebbe venire da chiedersi: perché? per quale ragione o arbitrio quella stessa opportunità che hanno tanti giovani europei a lei viene negata?

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