Elio Pecora e la società letteraria

Affettuosa e ricca foto di gruppo nella Roma anni '70/'80

(ANSA) - ROMA, 12 AGO - ELIO PECORA, 'IL LIBRO DEGLI AMICI' (NERI POZZA, pp. 144 - 15,00 euro).
    Tra la prosa, lo stile e il modo di raccontare di Elio Pecora e la sua persona c'è una coincidenza precisa e quel suo sguardo mite, indagatore curioso e comprensivo assieme, quel suo sorriso di persona cosciente del mondo ma mai troppo corrosivo, quel suo muoversi con eleganza e senza fretta, si ritrova ora nel nitore e nell'intensità dei ritratti e i ricordi riuniti in 'Il libro degli amici'.
    Sono pagine in cui vi è la Roma colta, gli scrittori principalmente negli anni '70 e '80 del Novecento, quelli ancora intensi e vivi, ma partendo dall'arrivo nella capitale di Pecora nel 1966 per arrivare più o meno ad oggi. Ricordi personali dunque, assolutamente, ma appunto ricostruiti con quel garbo e misura, con una dimensione innanzi tutto affettiva, che mettono l'autore all'interno della fotografia generale e offrono un ritratto della società letteraria di allora, serio, attento alle cose importanti, ma anche vivace in alcuni particolari o nel sottolineare certi caratteri, a cominciare da quello non facile di Elsa Morante, cui comunque Pecora dedica alcuni sentiti versi d'amicizia vera, o quello perso in alcune paranoie della 'leggera' Amelia Rosselli, sino alla grazia e all'ironica intelligenza di Aldo Palazzeschi o alla figura "che spande disagio" con occhi dalla "luce fra tenera e beffarda" del coltissimo e agreste Rodolfo Wilcock. Pagine vive, senza rimpianti e nostalgie e tantomeno note retoriche, ma che hanno implicita la denuncia di un cambiamento radicale, di una società intellettuale non più inclusiva, che subito riconosceva le persone di qualità e le cooptava, offrendo sostegno e amicizia vera unita ai confronti intellettuali. In questo senso le prime 50 pagine, che appunto raccontano incontri e discussioni, coincidenze e amori, avvenimenti pubblici e privati, sono un panorama esemplare, in cui appaiono nomi celebri e altri meno, ma tutti inseriti in un modo di essere corale e solidale, anche se con possibili gelosie e ripicche.
    Sono anni vivaci di librerie frequentate (alla Bocca in Piazza di Spagna lavora Pecora appena arrivato a Roma), di ricerca artistica e pittorica, di teatro vivo con la Compagnia dei Giovani ma anche il Beat72 e le altre cantine teatrali, di caffè e salotti dove si incontrano amici e mostri sacri, Laura Betti e Ingrid Bergman, De Chirico e Pasolini, che apre spazio al dolore dopo il suo assassinio, come poche parole asciutte, a nascondere l'emozione, ricordano il volo dalla finestra di casa della Rosselli, e poi la casa strapiena di oggetti, quadri, scritti di Sandro Penna e che Pecora si ritrova a riordinare dopo la sua morte.
    Un libro di cui sarebbe facile fare un elenco di nomi tutti di primo piano con aggiunta di aggettivi, vezzi o caratterizzazioni, ma sarebbe ingiusto rispetto al ritmo, allo sguardo affettuoso e partecipe, alla coralità e alle intenzioni tutt'altro che pettegole, pur raccontando una città pettegola, di questo scrittore, autore teatrale, critico finissimo e poeta di qualità che è Elio Pecora, di cui si sono festeggiati lo scorso anno gli 80 anni. (ANSA).
   

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