Rollo, una vita e una città esemplari

Concorre a Strega storia personale e Milano in seconda metà '900

(ANSA) - ROMA, 9 MAG - ALBERTO ROLLO, ''UN'EDUCAZIONE MILANESE'' (MANNI, pp. 318 - 16,00 euro).
    ''Si tratta di scegliere dove mettersi per guardare una città'', ma lo steso vale per guardare se stessi, e Alberto Rollo lo fa standoci in mezzo, vivendola e osservandola quanto si sente osservato, e poi andando dove c'è una visuale complessiva o comunque di una buona parte esemplificativa (sull'altura del Monte Stella per esempio), come per dare un'occhiata da fuori, che fa sempre bene, chiarisce alcune idee, e ciò vale sempre per la sua Milano, ma anche per se stesso.
    Questo libro è infatti la biografia di una città dal dopoguerra alla fine del secolo scorso, ma anche l'autobiografia dell'autore, il suo crescere, l'amare e il soffrire, il conoscere.
    Non a caso, in un libro che parla di costruzione del sé, del noi e di un luogo, l'architettura ha uno spazio rilevante, grazie al padre dell'autore, operaio comunista ma non iscritto al Pci e che si sente parte del progresso industriale del paese tanto da portare il figlio a vedere snodi ferroviari e grandi fabbriche, e grazie all'amico del cuore Marco, che farà l'architetto e con cui si andrà a esplorare la città che si sviluppa, le nuove architetture, i quartieri dormitorio. La città è un palcoscenico in cui sentirsi protagonisti. Così dalle case di ringhiera (e ringhiera è parola chiave della memoria personale di Rollo) si arriva ai quartieri dormitorio Missaglia o Milanofiori di Cabassi e dal sentirsi io e avere un destino in forza e assieme agli altri, all'io come solitudine quella che ti può portare a morire di overdose qualche decennio più avanti, dopo le svolte, le modificazioni ideologiche, economico sociali degli anni seguiti ai Settanta.
    ''La vera biografia era quella della comunità, se non di una classe, bisognava andarla a cercare nelle opere probe di chi aveva lottato per la libertà e ora lottava per la giustizia sociale. O ancora meglio nella città, nella mia città'', scrive, a proposito di tempi in cui tutto non era così confuso come appare oggi: ''Di certo abbiamo perso lo spessore del 'noi' che era tanto evidente negli anni '70''. Dalle sere al bar bevendo bicchieri di vino tutti assieme si arriva alla Milano da bere, come fosse da consumare senza farsi domande. Al contrario Rollo capiamo che se ne fa continuamente e che sono all'origine di queste pagine e delle sue riflessioni sulla seconda metà del Novecento, sulla formazione di una generazione davvero nuova, che guarda tutto con occhi nuovi, che cresce e studia e scopre la letteratura, i saggi, il teatro, il cinema e diviene, in questo caso esemplare, se non classe dirigente, certo coscienza intellettuale.
    Il racconto è ricco, molto articolato, va vanti e divaga, percorre una strada e poi torna alle vie principali, l'io narrante gira in tram e moto, ha un contatto con quel che lo circonda, soffre, crede, s'innamora, e compila, ricostruisce questo come eravamo un po' malinconico ma senza nostalgie di maniera, con partecipazione e una misura che è naturalmennte antiretorica, quindi trasmette una sua verità e coinvolge emotivamente anche chi ha molto poco a che fare con Milano, proprio perchè la capitale morale diviene emblematica e ognuno può sentirsi parte di quella trasformazione e riconoscere molto di Rollo in se stesso e in tanti che ha incontrato, con cui è cresciuto.
   

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