L'ambigua Figlia femmina di Anna G. Dato

Primo romanzo autrice di origini catanesi pubblicata da Fazi

    (ANSA) - ROMA, 30 GEN - ANNA GIURICKOVIC DATO, LA FIGLIA FEMMINA (FAZI, PP 191, EURO 16). Ambiguo, seducente e violento.
    Il primo romanzo, 'La figlia femmina', di Anna Giurickovic Dato è come un pugno nello stomaco nel raccontare i rapporti familiari.
    Un segreto inconfessabile segna il rapporto tra un padre, Giorgio, e sua figlia, Maria "una bambina speciale" che lui fa addormentare ogni sera, alla quale racconta tante storie e che copre di tenerezze fino alla violenta perdita dell'innocenza.
    "Lei non sa perchè, non sa cosa accade, ma non ha il coraggio di chiederlo, di domandare alla sua mamma il significato di quella notte" raccontato nel libro la Giurickovic Dato.
    Silvia, moglie innamorata e giovane madre, capisce che qualcosa non va nella sua bambina ma ignora la causa e non riesce a proteggere sua figlia. Le insegnanti chiamano la madre per gli strani comportamenti di Maria a scuola. La ragazzina ha reazioni forti, fa sempre gli stessi disegni, è ossessiva.
    Silvia si preoccupa ma Giorgio minimizza: "E' una bambina molto intelligente e le persone intelligenti a volte fanno delle cose strane" dice alla moglie. Ma lei replica: "E' pazza, è violenta, è rabbiosa come un cane. Tu stai fuori tutto il giorno, ma ti assicuro che per me è diventata ingestibile. Capisci? Aver paura di tua figlia...".
    La famiglia, che vive a Rabat, mostra tutte le sue ombre. Le luci sembrano non esserci ma tutto diventa più chiaro quando Giorgio, diplomatico in carriera, muore misteriosamente. Madre e figlia si trasferiscono così a Roma dove Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. E qui si riaprono antichi squarci. Il pranzo che Silvia organizza per far conoscere il suo nuovo compagno alla figlia risveglia antichi drammi. Maria è bella, intelligente ma segnata dalla sua infanzia distrutta. Al primo incontro con Antonio proverà a sedurlo davanti allo sguardo sbalordito di sua madre. La Giurickovic Dato, nata a Catania nel 1989 che da sempre vive a Roma, ci mette di fronte a un intreccio inestricabile, spietato, in cui le vittime diventano carnefici e gli innocenti appaiono anche colpevoli. Tutto viene rimesso in discussione: Maria è davvero la vittima del rapporto con suo padre? Silvia era veramente ignara di quello che il padre imponeva a sua figlia? Non ci sono certezze in questo romanzo che scava nella psicologia umana con un effetto disturbante, dove la famiglia non è affatto un posto sicuro. Finalista nel 2013 al 'Premio Chiara Giovani' con il racconto 'Ogni pezzo di sé' e nel 2012 al primo posto nella classifica del concorso 'Io, Massenzio' del Festival Internazionale delle Letterature, la Dato esordisce con "una storia disturbante raccontata con tatto e maestria che si legge tutta d'un fiato", come ne ha parlato Simonetta Agnello Hornby. Una storia dura, che non concede sconti a un mondo che si vorrebbe dorato. "A cosa non dovrei credere, Maria? Che io sono un diavolo" dice la ragazza alla madre.
   

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