Massimo Fini, antologia di un ribelle

In 'La modernità di un antimoderno' l'opera del giornalista

(ANSA) - ROMA, 26 OTT - MASSIMO FINI, LA MODERNITA' DI UN ANTIMODERNO. TUTTO IL PENSIERO DI UN RIBELLE (Marsilio, 1070 pp, 24 euro) La destra e la sinistra? Il liberismo e il marxismo? Sono due facce della stessa medaglia, perché mettono al centro il lavoro, più che il benessere, la felicità. Numeri, statistiche, analisi economiche con cui si misura la nostra vita sono la cifra di una società profondamente malata, che dalla rivoluzione industriale in poi, seguendo l'insegnamento dell'Illuminismo, non ha fatto che peggiorare. Anche la democrazia ha fallito, perché, seppure con modalità socialmente più accettabili, non fa altro che riproporre i difetti degli altri sistemi, concentrando il potere in poche mani. E' il pensiero di un ribelle, quello che viene fuori da 'La modernità di un antimoderno', raccolta delle opere di Massimo Fini dal 1985 ad oggi. Un'operazione targata Marsilio (che ha pubblicato quasi tutti i suoi saggi), che si avvale della prefazione di Salvatore Veca. Dalla raccolta emerge tutta la capacità del giornalista, sottovalutato per lungo tempo, di antipare il futuro con quelle che potevano apparire come provocazioni e che con il tempo si sono palesate, invece, come preoccupanti realtà. Si parte con 'La Ragione aveva Torto?', un pamphlet del 1985 contro l'Illuminismo che lo stesso autore definisce "non il mio libro migliore, ma sicuramente il più importante". La tesi, che farà da base a tutta la sua opera, è che il modello di sviluppo uscito dalla Rivoluzione industriale non ha aumentato il benessere, la libertà, l'uguaglianza, il sapere: in una parola, non ha migliorato la nostra vita, ma la ha disumanizzata. Già allora Fini aveva visto i segnali di quello che con la crisi economica sarebbe stato più evidente: il tragico errore di credere ciecamente nel progresso ha portato al collasso economico degli ultimi anni, colpo di grazia alla modernità.
    "Elogio della Guerra" (1989) resta nel solco della critica all'uomo moderno, che ha perso ogni virilità, come conseguenza della scomparsa dall'esperienza e dall'immaginario collettivo della guerra, evento che ha accompagnato l'umanità in ogni epoca. 'Il denaro. 'Sterco del demonio'' del 1998 denuncia un sistema che ha puntato tutto sull'economia e ha fatto del denaro l'unico valore realmente condiviso: il 'Dio quattrino'. "Se questo Dio fallisce - spiega l'autore - non resta più niente, non rimane che il deserto". Con il terribile presagio: "un giorno non avremo più un futuro, nemmeno da immaginare. Ce lo saremo divorato". Poi si passa attraverso "Il vizio oscuro dell'Occidente" (2002) e "Sudditi. Manifesto contro la Democrazia" (2004), nei quali Fini denuncia la vera natura della nostra modernità, mossa da un autoritarismo che passa sopra la volontà del popolo.
    Passa da qui l'attacco più potente alla cultura dell'Occidente, alla sua "pretesa totalizzante di omologare l'intero esistente al proprio modello, il cui involucro è legittimare la democrazia", in una parola alla globalizzazione.
    L'aggressività dell'Occidente ha due facce: da un lato l'Occidente si percepisce come "cultura superiore"; dall'altro, per allontanare lo spettro del collasso finale, ha l'urgenza di appropriarsi delle fonti di energia e di conquistare altri mercati. Infine 'Il ribelle dalla A alla Z' del 2006, summa del suo pensiero. Costruito per voci, come un'enciclopedia, testimonia la sua insofferenza verso i miti e gli stereotipi. L'autore demolisce a uno a uno tutti i capisaldi della nostra società: la democrazia, l'economia, la tecnologia, la pretesa totalitaria dell'Occidente di ergersi a 'cultura superiore'. Mette a nudo le pesantissime ricadute che questo modello ha sulla nostra vita: nevrosi, depressione, alcolismo di massa, uso e abuso di psicofarmaci, droga. Allora qual è la soluzione? Fini non dà una risposta. Piuttosto esprime un auspicio: non resta che aspettare l'implosione, così le nuove ragioni potranno ricominciare da capo.
   

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