L'arte di fallire di Beppe Sebaste

Storie tra vero e falso degli ultimi anni di questo paese

 (ANSA) - ROMA, 29 MAR - BEPPE SEBASTE, ''FALLIRE - STORIA CON FANTASMI'' (su WWW.AMAZON.IT in formato Kindle 2,99 euro - in cartaceo pp 334, euro 16,64).
    Questo romanzo, se così vogliamo definirlo, è una costruzione di parole, una riflessione continua che cerca di dar corpo ai fantasmi che lo popolano sin dal titolo, all'inafferabilità, al loro essere la rimanenza, il residuo di qualcos'altro, l'ombra e la testimonianza dello spirito del nostro tempo, così camaleontico e virtuale. I fantasmi siamo noi, come nella commedia di Eduardo ''Questi fantasmi''. Accanto all'io narrante principale c'è allora un altro personaggio, uno scrittore che, in una storia parallela che procede a capitoli alternati con l'altra, vive l'incubo che le cose che immagina diventino vere. Tra le cose incredibili e vere c'è il succedersi dei governi di Forza Italia, il degrado del paese, la rivolta delle banlieue parigine, con una profetica citazione da Pasolini: ''Voglio dirvelo fuori dai denti: io scendo all'inferno e vedo cose che - per ora - non disturbano la vostra pace. Ma state attenti. L'inferno sta salendo da voi''.
    Allora libri, interviste, film, che Sebaste cita, racconta e discute, finiscono per raccontare di più dei giornali, riescono a leggere i fantasmi che popolano la realtà quotidiana. E la vicenda di Massimo Tartaglia, che lancia un modellino del Duomo di Milano in faccia a Berlusconi, con tutte le sue implicazioni e contorno, diventa qualcosa per cercar di capire: ''ancora una volta, per raccontare di te dovevi parlare di altri, così come per descrivere la realtà dovevi immaginare e viceversa''. Ecco, la finzione, la recita, la comunicazione appaiono il contenuto ultimo, la verità di questi anni in cui la società si è trasformata e depoliticizzata come mai prima. ''Panchine, come uscire dal mondo senza uscirne'' era il titolo di un libro di Beppe Sebaste di qualche anno fa, ed è quindi solo dal punto di osservazione esterno di una panchina che si può guardare al mondo in bilico su quel confine tra vita e morte, tra reale e irreale e così scrivere per i morti: ''parlare con i morti era il modo di stare al mondo dello scrittore e dell'artista'', scrive, citando il desiderio appunto di lavorare per i morti di Jean Genet e Alberto Giacometti. Non è quindi un caso che il protagonista, guardando la mamma dormire, anziana, tornata bambina e per la quale ha dovuto rinunciare alla sua vita nomade, la veda come fosse morta: ''Ecco, ti dicevi, ci siamo, devo farmi forza. e restavi a guardare pensando alla fine'', nella ''dialettica di una fine ogni giorno affermata e superata, mai davvero oltrepassata, quotidianamente presente, adesso che tua madre era definitivamente assente''.
    Potrebbe bastare questo per capire il senso di quest'ultimo romanzo di Sebaste, il suo amore per gli ''Oggetti smarriti e altre apparizioni'', come recita un altro suo titolo, su ciò che è perduto e acquista nuova vita, su ciò che sembra una cosa ed è qualcos'altro, sulla realtà (e la letteratura) come menzogna, fantasmatica, per cui ecco il desiderio di rivolgersi ai morti, ''unici testimoni che possono dire ciò che non sappiamo'', con l'arte, la letteratura. Come diceva Derrida - e Sebaste lo ricorda - e insite solo il testo. E capita che il testo, le storie raccontate, si realizzi nella realtà fuori della scrittura, così come la realtà, e si veda l'attacco alle Torri gemelle dell'11 settembre, può sembrare finzione, un film, un testo. Da ''Niente di tutto questo mi appartiene'', pubblicato nel 1994, sino agli ultimi titoli arrivati in libreria di Beppe Sebaste, questo ''Fallire'' è un po' come la summa di una lunga ricerca, di una infinita osservazione, di una spinta a creare davanti all'incredibilità del reale. La scelta di fallire mentre si predica ovunque il successo, il riuscire: ''Sempre provato.
    Sempre fallito. / Non importa. Prova ancora. / Fallisci ancora.
    Fallisci meglio'', come recitano i versi di Samuel Beckett messi a epigrafe a chiusura del libro. E forse non è un caso che, per un libro anomalo di questo genere, l'autore abbia scelto un percorso diverso dal solito, autopubblicandolo secondo la filosofia indy, indipendente (e quel che sta accadendo nel mondo dell'editoria italiana, sembra dargli ragione) e vendendolo solo in rete, in formato ebook o in copia stampata on demand. (ANSA).
   

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