Se l'amore vuol farsi diritto

 STEFANO RODOTÀ, DIRITTO D'AMORE (Laterza, pp.152, 14 Euro). "L'amour-passion afferma i suoi diritti e travolge gli schemi giuridici, mostrandone la fragilità di fronte alla profondità dei sentimenti. Ma si possono identificare le ragioni dell'amore soltanto con la trasgressione, con l'assenza di qualsiasi vincolo, sia pure informale?". È solo una delle tante domande che, accanto a riflessioni, considerazioni storiche, culturali e giuridiche, compongono Diritto d'amore, il saggio scritto da Stefano Rodotà per Laterza e dedicato al difficile - se non impossibile - rapporto che lega il diritto alla sfera sentimentale. Non deve sorprendere che in un libro in cui la parola diritto viene accostata all'amore, sia la Storia il punto di partenza: alla creazione del matrimonio come contratto in cui far confluire la giusta morale (prevalentemente cattolica) e come luogo dell'unica legittimazione possibile dell'amore (e quindi come cornice ideale per procreare e far crescere i figli), si sono accompagnate nel corso dei secoli le disuguaglianze tra uomo e donna, con quest'ultima sempre obbediente e un passo indietro al marito, e spesso subordinata anche dal punto di vista economico-patrimoniale. In questo quadro, emerge anche l'incapacità o l'indifferenza del diritto nei confronti delle unioni omosessuali o di tutte le "famiglie diverse": un vuoto di legittimazione (e di norme) in abbinamento ai pregiudizi della società e che si è tradotto in un conflitto fortemente ideologizzato perché legato a temi eticamente sensibili. Con l'evoluzione dei tempi, dagli anni '70 inizia il cambiamento in materia di diritti e sentimenti, dalla libertà sessuale al divorzio fino alla Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea (firmata anche dall'Italia), che vieta le discriminazioni e riconosce, in condizioni di parità, anche unioni non matrimoniali. Come in un racconto, Rodotà procede nel ragionamento legando una dopo l'altra ogni tematica, mostrando le caratteristiche del continuo duello tra la flessibilità dell'amore e la rigidità del diritto. Il punto d'arrivo è l'oggi, con la nostra società ancora piena di pregiudizi, e probabilmente troppo sorda sia ai richiami dell'Europa sia all'esigenza di libertà di cui l'amore per sua stessa natura necessita. Eppure c'è bisogno di una nuova consapevolezza: è sacrosanto il diritto che ogni essere umano ha di autodeterminarsi, di fronte allo Stato e al cospetto della religione e la "riconquista dell'amore - scrive Rodotà - è inscindibile dal riconoscimento di soggettività in cui si manifestano con forza il genere e gli orientamenti sessuali". Ora, che il dibattito sulle unioni civili e su un nuovo concetto di famiglia sta dividendo in fazioni l'opinione pubblica e la politica, tra stepchild adoption e uteri in affitto, un libro come questo appare più che mai necessario per farsi un'opinione o, se già la si ha, magari per metterla alla prova. L'amore, ne è convinto l'autore, "deve" farsi diritto "per dotarsi di un mezzo che gli consenta di realizzare una sua pienezza" e attraverso parole che gli sono "proprie", come reciprocità, uguaglianza, dignità, rispetto e solidarietà, divenire parte integrante delle istituzioni. In fondo, spiega Rodotà con saggezza, avere "il senso del tempo" significa tenere in considerazione il passato, con gli insegnamenti della storia, ma anche comprendere il contesto presente e accogliere la spinta del cambiamento.
   

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