Nadia Murad, il coraggio contro la barbarie

In sala docu su ragazza yazida Premio Nobel per la pace 2018

(ANSA) - ROMA, 7 DIC - Nadia Murad "è un essere umano di grande carisma, senti quanto sia speciale ogni volta che sei nella stanza con lei. Trasmette una straordinaria forza e capacità di resilienza". Così Alexandria Bombach descrive all'ANSA la 25enne yazida, che riceverà lunedì 10 dicembre il premio Nobel per la Pace 2018, della quale ha firmato un coinvolgente e potente ritratto in 'Sulle sue spalle', vincitore del premio per la migliore regia di un documentario al Sundance Film Festival di quest'anno. Il film non fiction è in sala come evento speciale dal 6 al 12 dicembre con I Wonder Stories, in collaborazione con Sky Arte, che manderà in onda anche 10 minuti in esclusiva del film proprio nei giorni della consegna del premio a Nadia. Nadia Murad viene premiata insieme al medico e attivista congolese Denis Mukwege per l'impegno volto a denunciare e porre fine all'uso della violenza sessuale come arma di guerra. Un obiettivo al quale la giovane yazida, sostenuta anche da Amal Clooney, ha dedicato la sua vita, dopo essere fuggita dall'Isis, che l'aveva catturata ventenne nell'estate 2014 durante un raid nel nord dell'Iraq che aveva come obiettivo sterminare la minoranza religiosa yazida, da secoli vittima di genocidi. I terroristi islamici hanno ucciso in quelle poche settimane oltre 5000 persone e catturato fatto e fatto prigionieri circa 7.000 donne e bambini per farli diventare schiave sessuali e bambini soldato. Nadia (che ha perso 18 membri della sua famiglia, tra cui la madre e sei fratelli), ripetutamente torturata e violentata è riuscita a scappare dopo tre mesi, trovando rifugio prima in un campo profughi poi in Germania. Da allora, pur sapendo di rischiare la vita (riceve costantemente minacce), ha deciso di raccontare la sua storia, per mobilitare la politica e l'opinione pubblica internazionale contro le violenze perpetrate dall'Isis e per la difesa del suo popolo e delle donne che hanno subito il suo stesso calvario. Prima che tutto succedesse "tra i miei sogni c'era aprire un salone di bellezza, perché volevo che le donne e le ragazze si vedessero speciali - spiega Nadia, occhi grandi, volto scolpito nel dolore, che a volte si apre a disarmanti sorrisi -. Questo mi è stato tolto in un modo per il quale non credo sia possibile tornare indietro". Alexandria Bombach, già autrice di due pluripremiati documentari sull'Afghanistan, data con 'Sulle sue spalle' tra i favoriti agli Oscar, ha fatto "la scelta cosciente di non chiedere a Nadia del suo periodo da prigioniera. Una parte del film voleva anche infatti parlare del modo in cui spesso si preferisce spettacolarizzare le notizie, traumi come quello subito da Nadia, invece di cercare realmente di comprenderli, di impegnarci per cambiare le cose" dice la regista, che è stata affianco alla giovane yazida per alcune settimane nel 2016, fino al suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu. Giornate fatte di aerei e impegni pubblici, continui spostamenti tra Europa e America e interviste con i media, nelle quali la ragazza si trova a dover rispondere a ogni genere di domande, anche le più intime. "Da donna non vorrei dover dire che tutto questo è successo a me - spiega Nadia durante il film -. Preferirei che le persone mi conoscessero come un'eccellente sarta, o atleta, o studentessa, o truccatrice, o contadina", ma "sentivo che la gente non si sarebbe tappata le orecchie, che non sarebbe rimasta indifferente vedendo una vittima di fronte a loro". Nell'incontro con Nadia, "quello che mi ha colpito di più è quanto, dopo tutto quello che ha passato, sia incredibilmente paziente e piena di grazia nel rapportarsi a persone che non sanno come reagire di fronte alla drammaticità di ciò che ha vissuto". Trova tutta la sua forza "nel desiderio di aiutare le donne che come lei sono state prigioniere e le persone che ancora soffrono nei campi profughi. Lei non può fermarsi, vuole andare avanti, vuole fare tutto quello che può". (ANSA).
   

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