Terry Gilliam, realismo o fantasia? Dipende da noi

Il regista racconta il film in sala dal 27 settembre

(ANSA) - ROMA, 24 SET - La fantasia surreale di Terry Gilliam è intatta a 77 anni, anzi vola ancora più in alto in questo produttivamente tormentato 'L'uomo che uccise Don Chisciotte' che, dopo il passaggio a Cannes (era il film di chiusura) arriva in sala dal 27/settembre con M2 Pictures.
    Probabilmente la barba bianca ha aiutato il regista a sciogliere il nodo di questo film che mescola tutto: la storia di Cervantes, la produzione di uno spot, gli effetti deleteri di una celebrità che subito svanisce, l'islamismo, la mafia russa e, ovviamente, l'eterna storia tra realismo e fantasia, ovvero Sancho Panza e Don Chisciotte. Essere l'uno o l'altro, spiega il regista: "Dipende da noi. Possiamo scegliere se essere un po' pazzi o noiosi, anche se spesso siamo entrambi. Durante le riprese del film - aggiunge - mi è nata una nipotina e mi sono ritrovato a giocare con lei a terra. Sono fatto così".
    Nel film che da oltre 20 anni Gilliam ha tentato di realizzare con produttori che hanno dato forfait, scene realizzate con Johnny Depp e Jean Rochefort e tutta una serie di sfortune, il tutto ricostruito addirittura dal documentario Lost in La Mancha), il protagonista è Toby (Adam Driver), alle prese con un nuovo Don Chisciotte nei luoghi dove aveva già girato un corto dedicato al personaggio di Cervantes, 'The man who killed Don Quixote'. Il fatto è che, durante le riprese incontra quel calzolaio di paese che allora aveva interpretato il cavaliere senza paura (Jonathan Pryce), l'adolescente figlia dell'oste Angelica (Joana Ribeiro), tutti personaggi rovinati dall'essere stati meteore di un breve viaggio nel successo.
    Da qui in poi la realtà entra nel film e tutto diventa barocco, fantastico e reale allo stesso tempo, con mulini a vento da abbattere, produttori machi e molestatori sessuali (Stellan Skarsgärd) e la sognata casta Angelica, escort di un ricco russo venditore di vodka.
    Per Gilliam, autore dei mitici Monty Python degli anni Settanta: "Tutti i grandi film sono legati alla fantasia e non alla realtà. O meglio - aggiunge - vivono nel doppio registro tra realtà e fantasia. Ma è anche vero che i film realistici sono in genere realizzati con pochi soldi e così non possono alla fine essere molto altro".
    Di Adam Driver dice:"l'ho conosciuto in un pub a Londra, non avevo mai visto neppure un suo film, ma l'ho scelto forse perché era completamente diverso da come avevo immaginato il suo personaggio. Mentre Pryce, che non avevo mai ingaggiato, ha reso Don Chisciotte una sintesi di tutti i personaggi shakespeariani che ha interpretato".
    Gilliam, autore de 'Le avventure del barone di Munchausen', 'La leggenda del re pescatore', 'Brazil' e Paura e delirio a Las Vegas, ha letto il libro di Cervantes nel 1989: "Da allora non è più uscito dalla mia testa. Una vera ossessione".
    Nel suo futuro? "La mia vita è vuota" dice in perfetto italiano, ma lui stesso non sembra crederci troppo.(ANSA).
   

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