Leone, la riforma Salini? Va fatta subito

Con la scommessa dell'ad il 'generone' puo' fare spazio a qualita'

ROMA - "Il piano industriale di Salini? Il punto dei vista dei produttori e': fate presto, perche' il progetto e' indispensabile per il rilancio della Rai e va nella direzione giusta, fornendo presidi di competenza per il rilancio industriale di fiction, intrattenimento, documentari e animazione, generi di cui poi usufruiscono le reti". Giancarlo Leone, presidente dell'Associazione produttori audiovisivi, amministratore delegato di Q10 Media, membro del Consiglio superiore del cinema e dell'audiovisivo, gia' dirigente Rai di lungo corso, promuove la riforma immaginata dall'ad, che punta a ridefinire l'organizzazione editoriale e industriale dell'azienda e ha tra i cardini nove direzioni di contenuto.

"Il nostro giudizio e' positivo, perche' nell'era della tv specializzata avere presidi competenti puo' creare enormi benefici sui contenuti e, si auspica, sui modelli produttivi", spiega Leone all'ANSA. "Solo le competenze possono evitare di sfociare nel 'generone' televisivo e far diventare la tv generalista una tv di qualita'". Per 33 anni in Rai, dove e' stato coordinatore dei palinsesti, ad di Rai Cinema, responsabile di Rai Intrattenimento, vicedirettore generale, direttore di Rai1, Leone non esclude resistenze interne alle direzioni 'orizzontali' volute dall'ad: "Ho toccato con mano il tema della resistenza al cambiamento - racconta - quando la Rai mi affido' la direzione Intrattenimento, primo esperimento trasversale di produzione di genere per le reti. Inizialmente incontrai naturali resistenze da parte dei direttori dei canali, ma nel giro di un anno, in collaborazione con loro, portammo a casa Tale e quale show su Rai1 e The Voice e Pechino Express su Rai2, solo per citare tre dei tanti titoli ancora oggi di successo. L'esperienza si chiuse non perche' ando' male, ma perche' il nuovo direttore generale (Gubitosi, ndr) mi nomino' direttore di Rai1 e mi chiese di riassorbire nel canale le competenze che erano state esternalizzate".

Perche' la scommessa di Salini abbia successo, ragiona Leone, "sara' fondamentale capire come funzionera' il coordinamento tra il canale, che e' un luogo distributivo, il genere che e' un luogo produttivo, il marketing e palinsesto che sono luoghi di coordinamento". Altra "variabile essenziale sara' la qualita' delle scelte: i centri specializzati vanno affidati alle persone piu' competenti in materia. Qualora cio' non avvenisse, il progetto rischierebbe di naufragare".

Il piano industriale prevede una newsroom dalla quale sono esclusi Tg1, Tg2 e Tg3: "Dal mio punto di vista - continua Leone, parlando da grande conoscitore della macchina televisiva - e' ineludibile affrontare il tema dell'informazione e della tripartizione dei tg, ormai superata dai fatti. E' la riforma piu' difficile, ma e' anche la piu' ambiziosa e necessaria: consiglierei al vertice aziendale di accettare una sfida che non si puo' piu' rinviare. Cosi' come e' fondamentale un'informazione 'customizzata' rispetto al canale, alla sua linea editoriale e al suo target. Vedo tre grandi realta': un'informazione nazionale e internazionale centralizzata che fornisca le news ai canali; un'informazione locale, che gia' esiste ed assolve ampiamente al suo compito sia su Rai3, sia come 'agenzia' per i tg nazionali; un'informazione customizzata, a se' stante. Tre elementi di una necessaria riforma - conclude - che dovrebbe superare la tripartizione, consentendo uno sviluppo industriale e di costi maggiormente allineato alle best practice internazionali".

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