Essere o non essere? È Shakespeare-mania

Da Pagni a Rigillo, è ancora lui la star della prossima stagione

Esistito davvero o no? Di nascita inglese, come vuole tradizione, o piuttosto italiano in fuga oltre la Manica? Se il mistero attorno alla sua (reale) identità non verrà, forse, mai sciolto, quattrocento anni dopo è ancora lui, William Shakespeare, il poeta della scena e dei grandi sentimenti umani, il prediletto della regina Elisabetta I, a tenere banco. Almeno nei cartelloni teatrali italiani della stagione 2019-2020 che del Bardo nei prossimi mesi porteranno in scena quasi tutta la produzione. Si comincia subito con una grande sfida a distanza, giocata su La tempesta, l'ultimo capolavoro, forse il più personale dei suoi drammi. ''E' un addio, l'addio di Shakespeare al teatro e a un certo tipo di teatro'', dice Luca De Fusco, che ne firma una versione con Eros Pagni e Gaia Aprea, in prima nazionale dal 23 ottobre al Mercadante di Napoli, che diventa ''un atto di addio al Novecento che deve subire l'arrivo del nuovo millennio.

Tutto - dice - è nella testa del mago, compresi Ariel e Calibano, che divengono in questa lettura una sorta di Jekyll e Hyde''. A La pergola di Firenze a dicembre è invece Roberto Andò a trasformare un gigante come Renato Carpentieri nel suo Prospero, incrociando temi come ''lo sguardo occidentale a confronto con quello dell'altro, l'incantesimo della mente e il potere come complotto e usurpazione, il mistero della giovinezza e l'incombere della fine''. Dopo il debutto al Teatro romano di Verona quest'estate, il duo Ale e Franz si misura ancora con la storia d'amore per eccellenza: ''Romeo e Giulietta - Nati sotto contraria stella'', in cui Leo Muscato immagina ''sette vecchi comici girovaghi che si presentano al pubblico per interpretare La dolorosa storia di Giulietta e del suo Romeo''. Vestendo i due comici dei panni dei due innamorati (da ottobre in tournée).

Altro Maestro della scena, Mariano Rigillo è Shylock per ''Il mercante di Venezia'' secondo Giancarlo Marinelli, regista già della celeberrima versione con Giorgio Albertazzi. Con Romina Mondello nei panni di Porzia (a novembre al Ghione di Roma). E ancora, Glauco Mauri con Roberto Sturno affrontano il ''Re Lear'' diretti da Andrea Baracco (gennaio a La Pergola di Firenze e poi in tournée). Amleto, il principe di Danimarca, sogno e croce di ogni attore, è il più ambito. Antonio Latella lo sfida per la terza volta nella sua carriera, firmando la nuova produzione del Piccolo di Milano a marzo, perché, spiega, ''come scrive Dante, bisogna girare tre volte fino a quando il mare ci coprirà definitivamente, forse perché tre sono le fasi della vita che attraversiamo''. Lo fa con una nuova traduzione, realizzata per l'occasione da Federico Bellini, ''che riporti il senso della parola del Bardo per quello che è, e non per quello che vogliamo sia''. Ma c'è anche l'''Hamlet: a monologue'' di Robert Wilson, che apre con la videoproiezione dello spettacolo da lui diretto ed interpretato nel 1995 e prosegue con un lungo flashback nelle parole di Ofelia, Gertrude e degli altri personaggi (da marzo).

E ancora Michele Sinisi che riprende la drammaturgia firmata con Michele Santeramo (da ottobre) vestendo i panni di un Amleto disperato, ma anche di tutti gli altri personaggi del testo. E poi, Paolo Valerio dirige Massimo Venturiello in Misura per Misura (da marzo); Giuseppe Miale Di Mauro l'Otello con Martino Duarte nei panni del Moro (da marzo); e Serena Sinigaglia ''Le allegre comari di Windsor'' (a febbraio alla Sala Umberto di Roma e poi in tournée). Per finire con il Macbeth, la tragedia maledetta di Shakespeare, epopea del male dell'uomo, della violazione delle leggi morali e naturali, dell'ambiguità, del caos e della distruzione. Lo vedremo in una doppia lettura. Quella di Serena Sinigaglia alla regia e Fausto Russo Alesi protagonista, che vede Macbeth e la sua Lady (Arianna Scommegna) come ''due esseri che vogliono raggiungere il potere, ma non ne sono capaci, e nella loro disperata corsa vengono travolti da gente più abile di loro'' (da marzo). E il ''Macbeth, le cose nascoste'' di Carmelo Rifici, che prende gli archetipi del testo shakespeariano e li affronta con la complicità di una coppia di psicanalisti junghiani (a marzo al Metastasio di Prato e poi in tournée).

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