Buio oltre la Siepe della Lee a Broadway

Sceneggiatore Aaron Sorkin, il mio Atticus non sara' razzista

(ANSA) - NEW YORK, 11 FEB - Per la prima volta da quando 55 anni fa usci' in libreria, "Il Buio oltre la siepe" sbarca a Broadway. Il superclassico romanzo della piu' reclusa scrittrice americana dopo J.D. Salinger ha vinto un Pulitzer e, adattato per il grande schermo, e' diventato un film con Gregory Peck premiato con una pioggia di Oscar. Mai pero' la saga dell'avvocato Atticus Finch raccontata dalla figlia bambina Scout era approdata sulla "Lunga Strada Bianca". La formula, sulla carta, e' vincente: il produttore è Scott Rudin di "Social Network", con Aaron Sorkin di "West Wing" e "Newsroom" come sceneggiatore e Bartlett Sher, premio Tony per il musical "South Pacific", come regista. Sipario: autunno 2017.
    Ci sono pero' problemi. Di Harper Lee si e' parlato molto negli ultimi mesi: dopo mezzo secolo di silenzio totale, l'anno scorso la scrittrice ha dato alle stampe un libro che per decenni era rimasto nel cassetto e che rappresenterebbe il sequel del "Buio", seppure scritto qualche anno prima. In questo romanzo "Go, Tell a Watchman" ("Va', Dillo a una Sentinella), Harper torna a ispirarsi a suo padre per il personaggio di Atticus, ma anziché rappresentarlo come il giovane avvocato idealista nel Sud al tempo delle prime lotte per i diritti dei neri, dipinge il ritratto di un vecchio razzista secondo cui gli afro-americani sono una genia inferiore, in linea con le opinioni politiche del vero Mr. Lee.
    "Il mio Atticus sara' quello del Buio", ha assicurato Sorkin: "Uno dei grandi personaggi mai creati nella letteratura americana".
    In questo senso "Il Buio" di Broadway ha il potenziale di riportare alla ribalta da un palcoscenico di altissimo profilo il tema incandescente dei rapporti di razza in America. Ma non e' questa l'unica potenziale controversia. L'altra polemica riguarda la ragione per cui la Lee, che finora non aveva mai ceduto alle lusinghe del grande spettacolo commerciale, abbia accettato stavolta di cedere i diritti del suo lavoro.
   

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