Gualazzi, io anima divisa tra pop e jazz

In gara con Carioca. "Ho un piano", nuovo album dopo 4 anni

Un'anima divisa a metà, tra il jazz - primo e immenso amore - e il pop. Tra la passione per un genere considerato di nicchia in Italia e la necessità di farsi ascoltare da tanti. Raphael Gualazzi, dopo quattro anni dall'ultimo disco (Love Life Peace del 2016), torna a proporre le sue sperimentazioni, le sue evoluzioni pianistiche, superando confini e orizzonti. E lo fa ripartendo dal festival di Sanremo, per la sua quarta volta all'Ariston, con Carioca, un brano lontano dall'immagine che si ha di lui, tra atmosfere urban e cubane, che promette ritmo e divertimento sul palco ed è contenuto nel nuovo progetto "Ho un piano", in uscita il 7 febbraio per Sugar.

"Il brano lo ha scelto lo stesso Amadeus, al quale ho fatto sentire tutto il progetto", rivela Gualazzi. "All'estero sono percepito più come musicista jazz (e per questo dovrò fare una seconda pubblicazione del disco), ma in Italia il jazz, al di fuori della dimensione live, non è supportato, non ha abbastanza spazio, né in radio, né in tv, né sui media in generale. E così vivo questo dualismo, senza rimpianti né rimorsi. Un eterno crossover che asseconda la mia mai appagata curiosità e mi porta a sperimentare. Perché quello che può essere visto come un limite, alla fine diventa un'opportunità. Ed è incredibile vedere quali strade può prendere la musica", racconta Gualazzi. Quattro anni di assenza discografica, che nel frattempo lo hanno portato in giro per il mondo. In Giappone, in particolare, "dove è uscito un Best of, il brano Unika è entrato nella Top40 e io ho suonato al Blue Note di Tokyo", dice senza nascondere l'orgoglio. "Prima di mettere qualcosa in musica - aggiunge poi il 38enne artista marchigiano -, credo nella necessità di vivere esperienze, elaborarle, prenderne coscienza". Il suo - spiega ancora - "è un approccio poliforme alla musica, perché non rinuncio alla tavolozza di colori che ho a disposizione. Ma senza mai tradire il jazz".

Colori e sfumature che sono finiti nel suo disco: 11 brani che raccontano in un unico fil rouge il presente, tra temi sociali (immigrazione in Italià, culto dell'immagine in Nah Nah, superficialità della società moderna in La Parodie) e ambientali (in Per noi), senza dimenticare l'amore (per la vita in Carioca, per la musica in Immobile Aurora), viaggiando attraverso la fusione di musica urban, pop, elettronica, soul, africana e vintage (come il suo nuovo look anni Settanta). "Quando mi sono seduto in studio ho dichiarato ai miei produttori: Ho un piano. E loro pensando al pianoforte - la mia cifra stilistica distintiva - mi hanno risposto che già lo sapevano. Ma Volevo che fosse proprio questo il titolo. Perché il mio piano era quello di aprirmi a nuove commistioni. Non mi piacciono gli album 'stampino', con canzoni tutte uguali: sarei il primo ad annoiarmi". Si va dalla chanson d'autore a marcette da teatro-canzone, passando per atmosfere dal sapore rossiniano e per omaggi a Demetrio Stratos, George Gershwin, Serge Gainsbourg e Mina. "Mina, con E se domani, è anche l'artista che ho scelto di omaggiare nella serata delle cover. Una delle più grandi che abbiamo avuto. E Simona Molinari, che ho chiamato come ospite, è perfetta per interpretarla insieme a me". Ad aprile Gualazzi porterà le nuove sonorità dal vivo, nei teatri italiani. Il via il 26 aprile da Senigallia.

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