Live rock-dance per Noel Gallagher a Roma, britpop addio

Nuova fase artistica per il leader degli Oasis

Ricorda il passato glorioso ma non lo celebra. Lo Stranded on the Earth World Tour, che ha portato Noel Gallagher all'Auditorium Parco della Musica per il Roma Summer Fest, segna una nuova fase della vita artistica del re del Britpop. A cinquant'anni compiuti, Gallagher ritrova l'energia per proporsi allo scenario musicale contemporaneo in una nuova veste, di certo la più credibile da quando l'ennesimo litigio con il fratello Liam aveva provocato, nel 2009, la definitiva rottura e separazione di carriera (proprio ieri hanno suonato in contemporanea in Italia, l'uno a Napoli l'altro a Milano). Non fosse per i capelli brizzolati, l'artista sembrerebbe il ragazzo indisciplinato che negli Novanta era passato dalla quotidianità del lavoro in una ditta di costruzioni a diventare il paladino di un nuovo genere musicale battezzato "britpop" e l'idolo - insieme e in competizione con Damon Albarn, leader dei Blur - di un'intera generazione.

La performance dei Noel Gallagher's High Flying Birds (chitarre, basso, batteria, percussioni, piano, fiati e cori, per un totale di 12 elementi compresa la voce) inizia con lo strumentale "Fort Knox", brano psichedelico dichiaratamente ispirato a "The Power" di Kanye West che apre ultimo album "Who Built The Moon?", pubblicato lo scorso novembre. Gallagher prosegue con "Holy Mountain", il singolo "gioioso" su cui punta tutto il suo nuovo lavoro, e con un altro paio di brani sempre dell'ultimo album. I fan alzano le mani al cielo, danzano a ritmo di musica, fanno selfie di gruppo.

    Se qualcuno tra di loro, legato alla vecchia produzione di Gallagher, pensava di assistere a un revival degli Oasis (a giudicare dagli smartphone alzati su "Little by little" e su "The Importance of Being Idle" e dal coro "Oasis" finale, sono in tanti), si sbagliava: i ritmi si scostano dal pop, le chitarre non mancano ma sono decisamente più rock rispetto al passato, le sonorità intrecciano l'alternative rock, il glam, l'ambient, la dance music. Sono brani maturi quelli che il Chief di Manchester - forte della recente collaborazione con il produttore, DJ e compositore di colonne sonore David Holmes - porta sul palco della Cavea, davanti a un pubblico di trentenni (con poche eccezioni) che riempie il parterre e le tribune dell'anfiteatro disegnato da Renzo Piano.

Con il consueto apparente disinteresse verso l'approvazione e la glorificazione del pubblico, ma sicuramente più attento di una volta alla sua performance, il fratello maggiore degli Oasis suona il disco che aveva annunciato di fare quando aveva chiuso i rapporti con la sua vecchia band, arrivato dopo quasi dieci anni dalla separazione e altri due album pubblicati. Il pubblico sembra aver apprezzato, visto che il lavoro ha debuttato in prima posizione in Gran Bretagna. Una volta chiarita la sua direzione, su un territorio al confine tra il rock e la dance, Noel Gallagher concede ai più affezionati l'esecuzione di "Wonderwall", quel brano che nel 1995, quando non aveva neppure trent'anni, lo consacrò al successo mondiale insieme con la sua band e con suo fratello Liam. Basti ricordare che l'album da cui è estratto il brano conta un numero come 22 milioni di copie vendute. Non c'è nostalgia nella performance dell'artista britannico, il passato, tuttavia, non si dimentica: su "Don't Look Back in Anger", terzo pezzo del bis, i fan cantano all'unisono, applaudono, si abbracciano e manifestano tutta la loro emozione.

Noel Gallagher chiude il concerto con "All I need is love" dei The Beatles, omaggio a una delle sue band più care, quella alla quale tante volte gli Oasis sono stati paragonati. L'artista di Manchester prosegue il suo tour all'I-Days Festival di Milano, accompagnato da Placebo, Ride, Isaac Gracie e Paul Kalkbrenner.
   

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