Skunk Anansie oscuri in 'Anarchytecture'

Esce il sesto album fra echi tecno e clit-rock politico

Oscuri e rabbiosi anche dopo 20 anni, gli Skunk Anansie tornano con 'Anarchytecture', terzo album dalla reunion del 2009, o dal "secondo matrimonio" come lo ha definito Skin presentando oggi il disco a Milano con i tre sodali Mark, Ace e Cass. Dietro il calembour del titolo si cela non solo l'idea di un ordine insito nel caos, ma anche il resoconto di un anno frenetico come svela la front-woman impegnata nei mesi scorsi nei panni di giudice di X Factor ("Vedremo se farò un'altra edizione, ma mi sono molto divertita", rivela).

Come anticipato dal singolo 'Love Someone Else', il disco suggerisce nuove contaminazioni, fra echi techno e dance: "L'intenzione era quella di affermare con chiarezza fin dalla prima traccia che non ci accontentiamo di rifare 'Secretly' o 'Hedonism' e sappiamo esprimerci in stili diversi - spiega Skin - vogliamo essere rilevanti nel presente, specie per gli ascoltatori più giovani che non ci conoscono come quelli degli anni del grunge". Lungi dal segnare una svolta elettronica (il gruppo gioca coi synth almeno da 'Charlie Big Potato'), 'Anarchytecture' è alimentato soprattutto dalla fiamma del clit-rock, marchio di fabbrica Skunk Anansie che ora si declina in ballate (l'elettronica 'Death To The Lovers' o la dolente 'I'll Let You Down') ora in energiche cavalcate ('In The Back Room', 'That Sinking Feeling').

Tracce come 'Bullets' o 'We Are The Flames', però, non recano solo un groove (serie ritmica ciclica) esaltato dalla produzione di Tom Dalgety, ma anche messaggi politici che suggeriscono diverse letture: "'Anarchytecture' è la voglia di stabilità di chi è innamorato che si scontra con il fatto che le relazioni sono dei maledetti disastri - dice Skin - ma lo stesso si può dire della società, dove l'ordine è continuamente minacciato dal caos: con tutto quello che succede nel mondo e con il governo britannico che ci vuole portare in guerra non possiamo non essere politici, e certo non cominceremo a fare musica per ballare".

In questo senso il gruppo si sente fra i pochi a proporre tuttora un rock rabbioso e politico nel mainstream, la tendenza dominante: "I media inglesi non passano quei brani hip-hop, rock o grime dove la rabbia è ancora forte, si sente solo pop fighetto - dice Skin -. Il fatto è che l'educazione musicale ormai è un lusso, quindi è più difficile che emergano dall' underground artisti della classe operaia, al massimo qualche finto ribelle". La voglia del quartetto di dire le cose come stanno si nota invece nelle parole taglienti di 'Beauty Is A Curse', rispecchiate dall'artwork dello street artist italiano No Curves. Gli Skunk Anansie, in Italia fino a domenica quando saranno a 'Che Tempo Che Fa' su Rai3, torneranno a Milano il 17 febbraio per una tappa già sold out del loro tour all'Alcatraz, e ripasseranno dall'Italia a luglio: il 14 a Pistoia Blues, il 15 a Rock in Roma, il 17 all'Anfiteatro Camerini di Piazzola sul Brenta (Padova).

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