La Divina Commedia rivive in un foglio di 97 metri

L'artista Enrico Mazzone lo racconta all'ANSA

(di Mauretta Capuano) (ANSA) - ROMA, 21 GEN - Un rotolo di carta lungo 97 metri e alto 4, che pesa 276 chili. E' la materia su cui fa rivivere la Divina Commedia l'artista torinese Enrico Mazzone, 38 anni.
    Un'impresa folle, un sogno che ha cominciato a diventare realtà a fine 2016 a Rauma, in Finlandia, dove a Mazzone è stato regalato l'enorme rotolo di carta e dove è stato ospitato in diversi studi che gli hanno consentito di srotolarlo per cominciare a comporre l'opera che include le tre cantiche dantesche, Inferno, Paradiso e Purgatorio. Il lavoro è statp realizzato a matita: 6.240 quelle utilizzate di cui Mazzone ha conservato i moncherini "perché vorrei condividerli nel segno della passione" dice all'ANSA.
    "Tutta la Divina Commedia su un foglio di 97 metri per 4, che mi è stato donato da U.P.M. Cartiera di Rauma, concentrando l'attenzione su alcuni personaggi e paesaggi. Ho terminato l'Inferno e il Purgatorio, adesso mi sto dedicando al Paradiso, ci sono ancora 35 metri da fare e c'è la possibilità di completare l'opera a Ravenna grazie all'interesse del gallerista Marco Miccoli che si sta occupando di vari eventi per le celebrazioni di Dante 2021" racconta l'artista, classe 1982, laureato all'Accademia di Belle Arti di Torino in scenografia teatrale. "Ma ho sempre avuto la passione per il disegno iconografico e la mitologia" spiega Mazzone che in questi giorni è in Italia ed è arrivato a Rauma con una borsa di studio per una residenza d'artista. Prima era stato in Islanda e poi in Groenlandia.
    Non è, spiega l'artista, "una composizione iperrealista ma figurativa. Ha un taglio rinascimentale, con la tecnica a puntini ho creato i chiaroscuri. Realizzata in bianco e nero, a matita, ricorda le incisioni. L'unica vera sfida è stato operare su formati titanici dopo aver fatto schizzi e bozze su fogli A3.
    Prima ho fatto le sagome e poi le ho puntinate. Non ho visto il disegno completo dei 62 metri finora realizzati e anche per me alla fine sarà una sorpresa la visione d'insieme. In orizzontale si può intuire, in verticale non lo so". Ci sono cammei di Beatrice, di Paolo e Francesca, di Virgilio, Penelope, del Conte Ugolino e poi di Caronte, di Filippo Argenti, di Cerbero, Plutone, Orfeo, Minosse. "Quali sono i personaggi accattivanti e quelli che fanno da sfondo? Mi piacerebbe che la gente potesse accorgersi della fisiognomica, di quegli sguardi che si incrociano" sottolinea Mazzone che non è mai stato un "grande fan, ma la Divina Commedia mi ha sempre entusiasmato".
    L'ispirazione artistica in questo caso deve fare i conti con i problemi logistici. "Il trasporto non è semplice: può avvenire via terra e si potrebbe creare un evento nell'evento con il trasferimento su un camion da Rauma a Ravenna. Oppure si può trasportare via mare. Piano piano i tasselli si uniscono e si stanno creando delle sinergie con il coinvolgimento dell'Istituto Italiano di Cultura a Helsinki e delle autorità di Ravenna. Uno degli spazi che potrebbe ospitarlo potrebbe essere la Chiesa di Santa Maria dell'Angelo a Faenza che non viene utilizzata per funzioni religiose" spiega l'artista che non ha mai smesso di credere in questo progetto. E ora, dopo l'istituzione del 'Dantedì' e le celebrazioni nel 2021 per i 700 anni della nascita del Sommo Poeta, l'operazione acquista ogni giorno sempre maggiore attenzione.
    "Piano piano il progetto prende spazio e in tanti fanno il tifo per averlo. La società Dante Alighieri è molto incuriosita.
    Vittorio Sgarbi è al corrente del progetto. Dormo sonni tranquilli, ma questi anni non sono stati facili e sento la responsabilità non solo di progettare ma di saper anche presentare la commedia dantesca". Le incisioni di Gustave Doré sono state un riferimento, ma Mazzone ha operato in modo diverso, mettendo tutta la prospettiva sul piano orizzontale.
    "Mi sono permesso qualche licenza poetica. Ho seguito due binari. la sequenza delle varie cantiche, i gironi dell'Inferno, Purgatorio e Paradiso e poi un unico piano orizzontale visivo.
    Sono stato tenace, ma ho grandi dubbi e incertezze. Più volte ho pensato 'non ne esco vivo', ma adesso il più è stato fatto e sono ad un punto cruciale, lo devo finire" sottolinea. Ma alcune certezze le ha: "Non lo vedo certo esposto in una parete unica, piana, dove occuperebbe 100 metri ma al centro di una stanza, come un ciclorama che avrebbe un raggio di 37 metri, una struttura alla quale si possa girare intorno" dice. (ANSA).
   

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