I ragazzi di Centola, prima soldati poi emigranti

Esposizione, convegno e catalogo per ricordare i caduti del comune salernitano

(ANSA) - TRIESTE, 29 DIC - "Carissimi Genitori, Rispondo subito alla vostra pregiata lettera…". Cominciava così a scrivere il soldato Agostino Basile ai genitori il 28 agosto 1919. Scriveva da Trieste, mille e mille chilometri più a Nord rispetto alle sue origini, a Centola, in provincia di Salerno. Agostino Basile è uno dei tanti giovani partiti dalla Campania per le trincee del Carso a Nord Est, altri furono destinati ai vari fronti di guerra aperti. Oggi, il destino durissimo di questi giovani viene ricordato grazie al 'Progetto Centola', nel quadro delle iniziative per il centenario della Grande Guerra.

Un destino durissimo: questi ragazzi dapprima dovettero sopportare le terribili condizioni di vita del primo conflitto mondiale, poi, chi riuscì a tornare a casa, fu costretto a ripartire - stavolta come emigrante - a causa della terribile carestia e della miseria che colpì in particolar modo le classi meno abbienti dei coloni, dei mezzadri e dei braccianti a giornata. Lasciarono di nuovo le famiglie diretti in America Latina e Stati Uniti dove spesso soffrirono disagi e subirono mortificazioni. Per ricordare quei giovani, e quelli che caddero nel primo conflitto mondiale (35 i dispersi e i caduti, come riportano le lapidi sul monumento realizzato in una piazza di Centola), Ezio Martuscelli e Gino Bosi hanno allestito uno spazio espositivo in vista della creazione di un Museo comunale delle testimonianze e della Memoria, organizzato un convegno e stampato un catalogo dal titolo 'La partecipazione dei soldati del Comune di Centola alla Grande Guerra (1915-18)'. Nei giovani reduci tornati dai vari fronti di guerra il dover ripartire causò una reazione di frustrazione che ben presto si trasformò in rancore verso lo Stato che li aveva traditi e abbandonati al loro destino. Nello spazio espositivo sono in mostra atti, documenti, foto, Croci al Merito di Guerra, Fogli di congedo illimitato, testimonianze raccolte tra la popolazione a partire dal 2014.

Da questa documentazione inedita si ricava che questi giovani, la maggior parte dei quali contadini e analfabeti, strappati alla loro terra, furono proiettati dopo un inadeguato addestramento e una superficiale preparazione bellica, nell'inferno delle trincee di Carso, Isonzo, Piave. Il catalogo, corredato da foto e documenti, illustra i fatti salienti della prima guerra mondiale, calca la mano sulla impressionante conta dei morti: 2.500 un giorno; 600 un altro, 900 e così via. I nomi dei luoghi sono quelli noti: Pasubio, Piave, le alture di Monfalcone, Carso, Isonzo, rievocano violenze mai viste fino a quel momento. E a tanti soldati di Centola partiti per i fronti, il catalogo dedica una scheda con i dati, le foto, i documenti riusciti a recuperare. Carlo Cappiello, di Nicola, ad esempio, soldato della Brigata Arezzo, 226/a Compagnia mitraglieri fiat, nato il 15 febbraio 1894, morì il 15 gennaio 1918 nell'ambulanza chirurgica d'armata n.3 per le ferite riportate in combattimento. Il 23 settembre 1930, anno VIII Era Fascista, invece, il ministro delle finanze decreta a favore di Cammarano Concetta, vedova Colicigno e madre di due figli Giuseppe e Fedele Colicigno, morti in guerra, rispettivamente il 22-10-1918 e il 18-04-1917, una pensione di guerra pari a lire 1790 per anno e per tutta la vita, anche se vedova, purché non si risposi. E così via, tra i ricordi di una nonna e le visite ai parenti che riposano as Sacrario di Redipuglia. Fino a quando il 4 novembre 1918, il tricolore non sventolò su San Giusto, a Trieste.

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