Barison, on the road apocalittico tra candidati Strega

'Stalin + Bianca' caso editoria indipendente, se ne farà film

(di Federico Pucci) (ANSA) - MILANO, 20 MAR - IACOPO BARISON - 'STALIN + BIANCA' (TUNUÉ, pp. 176 - euro 9,90) Un racconto sulla strada di due giovani fuori posto che mano nella mano attraversano un paese e un mondo alla deriva. Questo è 'Stalin + Bianca', romanzo del fossanese Iacopo Barison candidato al prossimo Premio Strega e piccolo caso dell'editoria indipendente: non solo infatti il libro sarà tradotto in spagnolo, ma la torinese Redibis Film ne ha acquistato i diritti per un adattamento cinematografico. E l'universo narrativo di 'Stalin + Bianca' sembra già quello di un film, magari trasposto da un fumetto: non a caso l'editore Tunué fino a pochi mesi fa era specializzato in graphic novel.
    L'opera di Barison, che ha inaugurato una nuova collana di narrativa diretta da Vanni Santoni, in qualche modo conserva questa eredità fumettistica. Il mondo in cui si muovono Stalin, diciottenne inquieto appassionato di cinema, e Bianca, poetessa non vedente, è una landa desolata posta fra T.S. Eliot, DeLillo e Alan Moore, dove gli arcobaleni sono scomparsi e la civiltà sembra prepararsi più o meno inconsapevolmente alla sua fine. Un mondo da fumetto, dove le città non hanno nomi ma sono soltanto 'capitale' o 'metropoli' e i comprimari sono 'il ragazzo della dubstep', 'il giocoliere' o 'la ballerina', mentre i riferimenti culturali sono espliciti: da Jean Gabin e Stalin, personaggi evocati per significativi paragoni somatici, a Louis Armstrong e Joey Ramone, che con 'What a Wonderful World' creano una colonna sonora ironica alla storia. E poi il cinema, costantemente alluso o menzionato per descrivere un protagonista che, telecamera sempre alla mano, si pone come un novello Dziga Vertov. Più della geografia della nazione esplorata dal duo conta insomma l'immaginario culturale che li definisce come personaggi e disegna un paesaggio di simboli non meno chiaro di una cartina topografica. Nella loro fuga senza meta il rapporto fra Stalin e Bianca è raccontato come una codipendenza, una simbiosi imperfetta fra due esseri imperfetti: la cecità di Bianca è compensata dall'occhio costantemente aperto di Stalin, che a sua volta trova nella compagna un balsamo per il disturbo esplosivo intermittente che lo affligge e spinge tutta la trama.
    Nel personaggio di Stalin telecamera e punto di vista del narratore coincidono: ma questa regia, più che uno sguardo onnisciente e tantomeno resoconto diaristico, è quasi l'osservazione del documentarista di fronte a un esperimento. Un esperimento con due caratteri complessi in un contesto apocalittico che dà della società e del nostro tempo un resoconto di fiction e a volte caricato, ma cionondimeno fedele.(ANSA).
   

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