Mattotti incanta con i suoi orsi saggi

In concorso a Un Certain Regard l'opera prima dell'illustratore

CANNES - Era atteso ormai da molti mesi e la notizia aveva fatto il giro del mondo, almeno tra gli appassionati del fumetto e della grafica per quella che va sotto il nome di "nona arte", mettendo a rumore anche il mondo del cinema da quando le prime immagini si erano viste al Festival dell'animazione di Annecy. Ma solo ora a Cannes è venuto il gran giorno della consacrazione: Lorenzo Mattotti debutta come regista con "La famosa invasione degli orsi in Sicilia", paracadutato quasi fuori tempo massimo nel concorso ufficiale di Un Certain Regard.

"Questa storia mi insegue da più di 10 anni - racconta Mattotti, classe 1954, bresciano di nascita ma ormai da oltre 20 anni parigino d'adozione - e da sei ci lavoro a intervalli regolari. Il vero problema era misurarsi con i disegni di Dino Buzzati che accompagnarono la prima edizione in libreria del romanzo. Sono datati 1945 ma hanno una freschezza e una modernità che non potevo copiare e di cui però non potevo non tener conto. Ho scelto un tratto più netto, sottratto dettagli, lavorato su un'idea pittorica che mi appartiene di più". Uscito a puntate sul Corriere dei piccoli nel 1944 e poi, interamente rivisto, un anno dopo in libreria, il romanzo di Buzzati è una favola moderna sul contrasto tra la natura incontaminata e l'umanità tentatrice e rovinata dalla coscienza di sé. Seguendo con pudore la trama originale ma incorniciandola in un improvvisato spettacolo di marionette (che del resto era il solo adattamento precedente a questo film), Mattotti racconta di come, durante un gelido e imprevisto inverno siciliano, gli orsi delle montagne, sotto la guida di Re Leonzio, scendano a valle per cercare cibo nelle terre del Granduca di Sicilia. A spingere il re, in verità, è soprattutto il desiderio di ritrovare suo figlio Leonzio, rapito dai cacciatori un anno prima. Con sprezzo del pericolo e l'aiuto di un alchimista mago, pur in inferiorità numerica, gli orsi vincono la guerra e si insediano in città. Nonostante una serie di prove di coraggio contro altre tribù e spaventosi mostri, gli orsi finiscono però per farsi contagiare dai difetti degli uomini, l'egoismo, la lussuria, la pigrizia, finché a pagare per tutti sarà proprio Re Leonzio. Che sul letto di morte chiede ai suoi un ultimo sacrificio: abbandonare l'umanità e tornare tra i monti, dove è il loro destino, al riparo dai vizi che li hanno corrotti.

Solo una favola per bambini? "Non direi proprio - osserva Mattotti - anche se nel disegno ho cercato di conservare la fresca ingenuità che mi ha sedotto in Buzzati. Del resto basta guardare a cosa siamo diventati oggi per capire che quella fiaba, scritta in tempo di guerra, parla a tutti noi". Cosa pensa il "parigino" Mattotti delle ormai imminenti elezioni europee? "Gli artisti pensano con il loro lavoro: chi guarderà il mio film non avrà dubbi e capirà che l'utopia è più forte delle seduzioni passeggere del potere e del denaro". Com'è il Mattotti regista rispetto al Mattotti illustratore ricercato in tutto il mondo? "Un timido artigiano che impara un mestiere nuovo: avevo fatto le prove generali con il film collettivo "Peurs du noir" del 2007, ma questa volta rischiavo da solo. Spero di non sfigurare e ho usato i soli strumenti che conosco bene: i colori, la luce, la sobrietà della linea. Mi considero soprattutto un colorista e il lavoro con Enzo D'Alò per 'Pinocchio' mi ha molto aiutato". Risultato finale: "La famosa invasione degli orsi in Sicilia" è davvero un film e non un lungo fumetto srotolato anche se conserva il ritmo quasi fisso dei suoi meravigliosi quadri colorati. Bisogna accettarne il tempo narrativo, ma poi ci si immerge in un mondo fitto di suggestioni e il film, che per l'Italia è coprodotto da Indigo e avrà la voce di Toni Servillo, Antonio Albanese e perfino Andrea Camilleri, è destinato a incantare anche il pubblico delle sale italiane dove uscirà grazie a BIM.

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