Marisa e Mario Merz, dialogo tra due mondi

Al Macro grande retrospettiva, tra arte e vita privata

   Due mondi distinti eppure sempre vicini, tenuti stretti l'uno accanto all'altro per oltre 50 anni in continuo equilibrio: Marisa e Mario Merz, due tra i più importanti artisti che hanno animato il '900, non si sono mai separati, grazie a un dialogo fatto di vita quotidiana e pratica artistica. Al loro sodalizio il Macro dedica una importante retrospettiva, a cura di Claudio Crescentini, Costantino D'Orazio e Federica Pirani, allestita dal 18/02 al 12/06, nella quale prende forma in maniera tangibile, attraverso le loro opere, il legame che li univa. Il percorso espositivo inizia proprio dai lavori che la coppia aveva pensato insieme, come alcuni tavoli di Mario che accolgono sculture, teste e installazioni in cera di Marisa. Un universo composto da due parti quindi, in cui nessuno prevale sull'altro, come spiega il sottotitolo della mostra: "Sto in quella curva di quella montagna che vedo riflessa in questo lago di vetro. Al tavolo di Mario". Una frase pronunciata da Marisa e scelta non a caso, proprio perché sta a significare la perfetta compatibilità tra le due anime, capaci di fondersi pur nel rispetto della propria individualità.
    "C'è sempre un pezzettino di Marisa nelle opere di Mario, e viceversa. Il valore di questa retrospettiva è grande, perché è la prima volta che si costruisce una mostra con opere pensate da loro due insieme", spiega all'ANSA Beatrice Merz, figlia della coppia, "mio padre era interessato a un'arte più sociale e rivolta verso il prossimo, mentre mia madre era più intimista e femminile: sembrano aspetti molto lontani, che tuttavia poi si sono sempre riuniti. La stessa cosa del resto accadeva a casa, dove c'era un dialogo continuo tra la vita e l'arte".
    Dai lavori concepiti insieme, la mostra prosegue con le opere che testimoniano il legame tra i due artisti con Roma: qui lo sguardo viene rapito da Un segno nel Foro di Cesare, la monumentale spirale a neon - tema particolarmente caro a Mario Merz, in stretta correlazione con la progressione di Fibonacci e con il concetto di assoluto - realizzata nell'aprile 2003, e posta per la prima volta in questa occasione in posizione verticale, così come era stata immaginata.
    Ma nella Capitale c'è tanto anche di Marisa, alla cui proficua carriera anche il Metropolitan di New York dedicherà una mostra nel gennaio 2017. L'artista infatti fu protagonista, oltre che di varie personali (da quelle alla Galleria L'Attico di Fabio Sargentini negli anni '70, fino a quella organizzata dal Maxxi nel 2012), anche di una singolare azione all'aeroporto dell'Urbe: il 28 febbraio 1970 partecipò a un particolare sorvolo della città, documentato dalle fotografie di Claudio Abate esposte nella mostra, durante il quale l'artista comunicò a Mario via radio le quote della rotta, trascritte poi da Sargentini. Infine, grande spazio viene dato poi all'arte pittorica di Marisa, che dagli anni '80 si dedicò alla realizzazione di opere a tecnica mista su carta: lavori affascinanti, quasi delle apparizioni dai colori sfumati, che nonostante le grandi dimensioni appaiono fragili e frammentate, evidenziando l'irrequieto "fare e disfare" dell'artista. Accanto a questa grande retrospettiva, al Macro sempre dal 18/02 apriranno altre tre mostre: l'omaggio inedito al Remo Remotti disegnatore e fumettista, con Remotti di carta (fino al 30/03), e il secondo appuntamento della rassegna Appunti di una generazione (fino al 15/05), con le personali degli artisti Federico Pietrella e Donatella Spaziani, intitolate rispettivamente L'ora del tè e Febbraio 2016.
   

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