Un diamante, è il nuovo stadio di Udine

Se il palazzo dei diamanti di Ferrara disegnato da Biagio Rossetti deve il suo nome ai circa 8500 blocchi di marmo a forma di piramide che ne ricoprono la facciata, il “diamante“, così viene denominato il nuovo stadio Udine, deve il suo appellativo non già alle oltre 10.000 scandole di acciaio inox satinato che ne compongono la fronte lievemente acuminata, ma alla capacità complessiva della superficie di accogliere e riflettere la luce. Il tema del progetto della nuova facciata ( Archea Associati Laura Andreini, Marco Casamonti, Silvia Fabi, Giovanni Polazzi) consiste proprio nella volontà di rendere iridescente e quindi indefinito il volume imponente dell‘impianto sportivo rendendolo cangiante e quindi mutevole rispetto alle condizioni ambientali di cui riflette colori e umori. Un edificio che reagisce e interagisce con il contesto assumendo i toni dell‘azzurro del cielo, del rosato del tramonto, del grigio della nebbia modulando il proprio valore in relazione alle condizioni dell‘intorno. La superficie metallica galleggia su un basamento scuro dove si trovano gli accessi allo stadio e alle attività commerciali mentre la parte alta, trattata come un tessuto lavorato a capitonné, è intarsiata da rombi specchianti in acciaio o in vetro quando gli spazi interni necessitano di trasparenze. Si tratta di un oggetto “optical“ tra un intreccio caro alla dissolvenze reticolari disegnate da Dorazio e una superficie estroflessa di Castellani di cui riprende le istanze di uno spazialismo bidimensionale che si colloca come interpretazione ibrida tra arte figurativa e architettura. 

 

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA