Da Abramovic a Yoko Ono, Body Art donna

Dal 6/2 a Merano Art la produzione degli anni '60 e '70

Da Yoko Ono a Marina Abramovic, da Valie Export a Silvia Camporesi e Odinea Pamici, la Body Art femminile degli anni '60 e '70 è al centro di una grande rassegna allestita dal 6 febbraio al 10 aprile a Merano Art, negli spazi dell'Edificio Cassa di Risparmio. Esposte circa 40 opere che esplorano il tema del corpo femminile, impiegato quale mezzo espressivo privilegiato per veicolare quel pensiero di protesta e di totale sovvertimento dei valori costituiti capace di caratterizzare un'intera epoca.
Con il titolo 'Gestures. Women in action', l'importante rassegna è stata curata da Valerio Dehò, che ha riunito il lavori (fotografie, video, oggetti e collage) in grado di testimoniare le espressioni più significative della Body Art, ideate dalle protagoniste del movimento, tra cui figurano Yoko Ono, Marina Abramovic, Valie Export, Yayoi Kusama, Ana Mendieta, Gina Pane, Carolee Schneemann, Charlotte Moorman, Orlan. Ma non solo le protagoniste storiche. La mostra abbraccia anche la produzione più recente che fa capo ad artiste quali Sophie Calle, Jeanne Dunning, Regina José Galindo, Shirin Neshat, Silvia Camporesi e Odinea Pamici.
Di natura volutamente effimera, molte di queste creazioni hanno una natura essenzialmente concettuale e sono arrivate fino a oggi in riproduzioni fotografiche o filmiche oppure nella conservazione di oggetti impiegati in occasione delle diverse performance. La mostra di Merano Art documenta dunque un percorso artistico tortuoso, grazie al quale però le donne protagoniste del movimento della Body Art sono state in grado di mutare profondamente il corso dell'arte contemporanea. Le loro opere hanno infatti sviluppato un approccio che intendeva abolire la distanza tra artista e pubblico, aiutate in questo dalla progressiva abolizione dei confini tra teatro e spettacolo, facendo così dell'arte un fondamento della comunicazione sociale, uno specchio e un laboratorio dei cambiamenti in atto.
Il percorso espositivo prende le mosse dalle immagini e dai video di Yoko Ono, pioniera di questa corrente, con alcune fotografie di 'Cut piece' (1965), seguite da alcune immagini della famosissima 'Bed In', eseguita con John Lennon nel 1969.
Si prosegue quindi con una serie di foto e video di Marina Abramovic, nota per le sue performance estreme, attraverso le quali ha esplorato i limiti della sopportazione corporea, le potenzialità della mente e della concentrazione. Affiancati a questi lavori anche la documentazione di Mario Carbone di 'Imponderabilia' (1977), realizzata con il suo compagno, l'artista Ulay. Di grande interesse 'Blood sign' (1972) dell'artista cubana Ana Mendieta, in cui il corpo si confronta con l'ambiente e gli elementi naturali. In dialogo con quest'opera, una fotografia di 'Azione sentimentale' (1973) di Gina Pane, una delle grandi esponenti della Body Art in Italia. Un'opera che al centro della sua poetica ha la protesta femminista contro la sofferenza psichica e fisica subita dalle donne è invece quella dell'artista austriaca Valie Export, mentre lavora sul corpo, sulla sessualità e sui generi l'americana Carolee Schneemann, presente con la serie fotografica della performance 'Ice naked skating' (1972) e la straordinaria 'Eye Body' (1963). Ancora la Abramovic, con le immagini di di 'Balkan Baroque', con cui l'artista ha ottenuto il Leone d'oro alla Biennale di Venezia del '97 e in occasione della quale ha trascorso parecchie ore al giorno seduta in mezzo a una montagna di femori di manzo, raschiando i rimasugli di carne e canticchiando motivi serbi. Un'altra piccola opera, a fare da contrappunto all'immagine traboccante della Abramovic, è quella di Jeanne Dunning, dalla serie 'Long Hole' (1994-96).(ANSA).

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