Livia Massaccesi e i miti della musica in sintesi

"L'illustrazione? E' autoanalisi, estetica ma anche divertimento"

   Non è la semplicità delle forme né il minimalismo descrittivo. L’elemento essenziale che caratterizza la poetica di Livia Massaccesi è la sintesi. “Poetica” è la parola giusta per definire tutto l’universo astratto sotteso nell’opera di un’illustratrice che ha declinato il suo modo di essere in arte visiva. Romana, poco più che trentenne, ha conquistato il gusto di chi è legato alla musica come mito e come immaginario, con i lavori realizzati per Tinals - This Is Not A Love Song, un progetto editoriale prodotto dall’etichetta italiana New Monkey Press Records a partire da un’idea l’ex redattore della storica rivista “Il Mucchio” Andrea Provinciali. Anzitutto, c’è la musicassetta, supporto discografico obsoleto e, per questo, trasformato in un contenuto visivo, un libretto illustrato: Livia Massaccesi ha interpretato il brano “Fine dell’estate” dei The giornalisti. E poi ci sono i venti ritratti di grandi cantautori italiani come De Gregori, Dalla, Venditti, Mina, Battiato, ai quali si sono aggiunti quelli di venticinque artisti stranieri come David Bowie, Robert Smith, Morrissey e le illustrazioni di rapper e band della scena indie italiana realizzate per il portale di musica italiana Rockit. Sono volti accompagnati da frasi celebri delle canzoni, sono senza occhi e senza naso, eppure li rappresentano in maniera inconfondibile. “Mi sono chiesta – racconta Livia Massaccesi all’ANSA – quanto gli elementi che compongono il viso di un artista corrispondano alla percezione delle persone. Quindi ho inserito più dettagli e ho proceduto per sottrazione: è stato un interessante lavoro di ricerca su come scegliere aspetti essenziali che forniscano il dettaglio visivo, senza abbandonare una forma realistica e la fisicità dei personaggi”. Il suo percorso artistico ha inizio nella moda: si specializza all’accademia “Altieri” di Roma per poi laurearsi in grafica editoriale nella facoltà di disegno industriale della Sapienza. Si è formata allo studio del designer Riccardo Falcinelli, dove ha lavorato per sei anni, ha realizzato copertine per i libri di Minimun Fax, è divenuta art director dell’etichetta discografica Lapidarie Incisioni per poi compiere quel salto nel vuoto di chi sa buttare il cuore oltre l’ostacolo e aprire uno studio tutto suo. “Ho sempre pensato che se l’obiettivo è chiaro, in qualche modo lo si può raggiungere – ha spiegato – Per me il lavoro è una ricerca su me stessa e un indice importante della qualità della vita. Ho seguito il mio istinto, per molto tempo ho lavorato anche dodici ore al giorno in condizione di precariato ma oggi quello che sono è anche il mio lavoro e mi diverto moltissimo, soprattutto nel cimentarmi in cose che non ho mai fatto”. In autunno, infatti, Livia ha dipinto la sua prima opera murale nel liveclub Le Mura di Roma, da poco ha realizzato le sue prime illustrazioni per i video animati di Lapidarie Incisioni e sta ultimando un libro illustrato sulla moda del ‘900. “Non provengo da un ambiente legato al fumetto, non pensavo di diventare una graphic designer nella vita – ha sottolineato – e questo mi dà la libertà di non fermarmi a un livello meramente esecutivo e la flessibilità di sperimentare tutto ciò che mi viene in mente”. Un “why not”, dettato da una curiosità e da un’inclinazione verso la sperimentazione, che nella sua attività si è tradotto in due filoni artistici: quello della moda, nel quale si è occupata principalmente di figure femminili, sviluppando la ricerca di un modello ma anche un processo personale di autoanalisi, e “i progetti musicali e editoriali, in cui sono riuscita – ha detto - a portare i miei interessi dentro il mio lavoro”. In Italia, secondo Livia Massaccesi, “c’è molto spirito imitativo”, ma “esprimere il proprio modo si può”. Lei ha provato a farlo e ogni giorno inizia una nuova avventura.

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