Alejandro Marmo da Buenos Aires ai Giardini Vaticani

Una storia da raccontare: da emarginato ad artista benedetto dal papa


Alejandro Marmo 43 anni, di Buenos Aires ha una storia unica da raccontare: da emarginato ad artista – amico di Papa Francesco che vede le proprie opere esposte nei Giardini Vaticani e pochi giorni fa benedette dallo stesso papa.

  La sua arte è legata alla “cultura dello scarto” le sue opere nascono dalle periferie del mondo attraverso l’utilizzo di materiali di riciclo, e sono proprio questi materiali, catene, cancelli, da più di 80 anni abbandonati, trovati nelle fattorie papali di Castel Gandolfo, a dare vita alle ultime sue due fatiche, il “Cristo Operaio” e la “Vergine di Lujan” (simbolo caro alla tradizione Argentina) esposte all’interno dei Giardini Vaticani.

Questo giovane e cordiale ragazzo che si esprime in un ottimo italiano, perché figlio di padre salernitano, ha incontrato nelle periferie di Buenos Aires il cardinale Bergoglio, ora papa Francesco, con il quale hanno cominciato una intensa collaborazione condividendo la propria filosofia di arte e di fede.

Infatti lo stesso Alejandro Marmo ci parla di un arte al servizio del dialogo, al servizio del popolo e della quotidianità, un arte che può condurre dall’ombra alla luce, e che ha bisogno di visibilità per rendere universale il proprio messaggio, proprio come la fede di papa Francesco.

Queste due imponenti opere che si inseriscono all’interno di un patrimonio artistico grandioso come quello dei Musei Vaticani, sono state realizzate dall’artista con l’ausilio di un gruppo di ragazzi con problemi di droga “degli esclusi dalla società” come lui stesso li definisce, direttamente arrivati dall’Argentina. Il loro contributo e lavoro per la realizzazione del Cristo Operaio e della Vergine di Lujan rappresenta un tassello di un progetto più ampio che vede coinvolto proprio l’artista e papa Francesco, aiutare a uscire dalla periferia culturale attraverso l’opera artistica e la fede in Dio.

Prima di salutarci ci parla dei suoi progetti futuri, lavorare nelle periferie nel sud in particolare a Salerno, portando l’arte ai margini della società, arte semplice ed umile creata da materiali di recupero che diviene metafora di recupero sociale.

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